Endocrinologia

giu302016

La metformina è la prima scelta e riduce la mortalità cardiovascolare del 30-40% rispetto alle sulfaniluree

La terapia con metformina è la prima linea da utilizzare per il diabete di tipo 2 (DM2), per la sua relativa sicurezza, il basso costo e la capacità di ridurre in modo significativo l'emoglobina glicosilata (HbA1c), il peso corporeo e la mortalità per cause cardiovascolari (quest'ultima soprattutto in confronto alle sulfaniluree). Sono le conclusioni alle quali giunge una recente metanalisi di 204 studi che hanno coinvolto più di 1,4 milioni di persone con DM2. Questo studio - specifica la Commissione Farmaci AME (Associazione Medici Endocrinologi), coordinata da Agostino Paoletta -  era stato progettato per valutare i benefici e gli eventuali rischi derivanti dall'uso dei vari farmaci ipoglicemizzanti (metformina, tiazolidinedioni, sulfaniluree, inibitori della DPP-4, inibitori dell'SGLT-2 e agonisti del recettore del GLP-1), utilizzati in monoterapia o in associazione con la stessa metformina.
Questi i risultati fondamentali della metanalisi: 1) la metformina riduce il rischio relativo di mortalità per cause cardiovascolari (infarto e ictus) in misura superiore alle sulfaniluree di circa il 30-40%; 2) gli ipoglicemizzanti, sia in monoterapia sia in combinazione con metformina, hanno ridotto in modo significativo i livelli di HbA1c in maniera simile (con un'efficacia leggermente inferiore per gli inibitori della DPP-4); 3) il peso corporeo è significativamente diminuito o si è mantenuto stabile con metformina, inibitori della DPP-4, inibitori dell'SGLT-2 e agonisti del recettore del GLP-1, mentre è aumentato con sulfaniluree e tiazolidinedioni (con rilevazione di differenze tra i gruppi fino a 5 kg); 4) episodi ipoglicemici si sono osservati più di frequente con le sulfaniluree; 5) con metformina e agonisti del recettore del GLP-1 si sono riscontrati eventi avversi gastrointestinali mentre infezioni micotiche genito-urinarie sono state osservate nel 10% dei pazienti in terapia con inibitori dell'SGLT-2.
Doveroso, infine, citare due limiti non irrilevanti di questo studio: a) la breve durata degli studi selezionati per la metanalisi (dei quali soltanto 22, e per lo più osservazionali, erano superiori a 2 anni), determinando l'impossibilità di valutare l'efficacia e la sicurezza dei farmaci ipoglicemizzanti nel lungo termine; b) le differenze presumibilmente esistenti nei protocolli di ricerca e nei metodi di misurazione adottati nei diversi studi che rendono problematico un confronto tra i relativi risultati.

Per approfondimenti:
Maruthur NM, Tseng E, Hutfless S, et al. Diabetes medications as monotherapy or metformin-based combination therapy for type 2 diabetes: a systematic review and meta-analysis. Ann Intern Med, 2016; 164: 740-51.

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