Cardiologia

ott42011

L'aderenza ai valori target di pressione in medicina primaria

Da uno studio, svolto negli ambulatori di medicina primaria in Spagna, emerge che i medici di famiglia non cambiano il trattamento antipertensivo se i valori pressori degli assistiti si discostano solo di poco dai target delle linee guida. Linee che, forse, andrebbero corrette al rialzo

Un adeguato controllo pressorio è fondamentale nel paziente iperteso in trattamento farmacologico, essendo il principale fattore prognostico per malattie cardiovascolari. Eppure la medicina primaria viene spesso "accusata" di svolgere questo compito in modo subottimale, non perseguendo con meticolosità i valori target raccomandati a livello internazionale. Un recente studio, condotto da José R. Banegas dell'Università autonoma di Madrid e collaboratori, ha valutato - in un campione rappresentativo della medicina di famiglia iberica - la percezione del controllo pressorio e il comportamento prescrittivo nel caso di pazienti non controllati secondo le linee guida europee. In particolare sono stati coinvolti 321 medici di famiglia distribuiti sull'intero territorio spagnolo, i quali hanno studiato 1.614 pazienti consecutivi di età pari o superiore a 18 anni, con un evento cardiovascolare pregresso documentato, per i quali era stata posta diagnosi di ipertensione (valori pressori =/> 140/90 mmHg) ed era in corso un trattamento antipertensivo.

Terapia immodificata se il controllo è quasi raggiunto
Il valore pressorio medio è risultato di 143,4/84,9 mmHg e solo l'11,6% di questi pazienti cardiovascolari era controllato in accordo al target delle Linee guida europee del 2007 per la gestione dell'ipertensione, ossia < 130/80 mmHg. In 702 (49,2%) pazienti non controllati su 1.426, la prescrizione antipertensiva non è stata modificata, e in 480 (68,4%) di questi ciò era dovuto al fatto che il medico giudicava la pressione del sangue adeguatamente controllata. In 320 (66,7%) soggetti fra questi ultimi, la pressione era compresa tra i valori 130-139/80-89 mmHg. Il livello della pressione arteriosa ha rappresentato il principale fattore associato (in modo inverso) alla mancanza di modificazioni di trattamento dovuta alla percezione di adeguato controllo pressorio da parte del medico, indipendentemente da fattori clinici e sociodemografici. In altre parole, la sovrastima del controllo pressorio diminuiva (e quindi aumenta l'aggressività della terapia) quanto più i livelli pressori erano al di sopra dei valori target. Nel complesso, il 40% dei medici ha sovrastimato il controllo dei pazienti ipertesi, che in realtà era non controllato ma percepito come sotto controllo dal curante, meno permissivo con i soggetti ad alto rischio cardiovascolare.

Linee guida troppo esigenti e da correggere
La conclusione tratta dai ricercatori spagnoli è che i medici di famiglia iberici non cambiano il trattamento antipertensivo in molti assistiti non controllati semplicemente perché non lo ritengono necessario, soprattutto se i valori pressori sono solo poco al di sopra del target delle linee guida (sulle quali i medici di famiglia esprimono spesso molto scetticismo). È possibile che queste ultime vadano corrette - viene sostenuto - anche perché valori pressori < 130/80 mmHg sono difficili da raggiungere e, secondo recenti revisioni, non esisterebbero sufficienti prove a supporto del perseguimento di limiti così bassi.


PloS One, 2011;6(9):e24569


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