Ginecologia

giu72011

Isterectomia più ovariectomia? Dipende dal rischio carcinoma

È stato sviluppato uno strumento per la valutazione del rischio di cancro ovarico, nelle donne sottoposte a isterectomia, in assenza di una storia personale o famigliare di cancro, per decidere se passare alla salpingo-ooforectomia

Una domanda che ricorre spesso tra gli specialisti che si occupano di chirurgia ginecologica è se nelle pazienti sottoposte a isterectomia, in assenza di una storia personale o familiare di tumore, sia il caso oppure no di eseguire anche una ovariectomia bilaterale elettiva. Evidentemente la scelta in un senso o nell'altro deve essere stabilita dalla valutazione del rischio reale che insorga una neoplasia. Al proposito, un interessante studio condotto da ricercatori del Brigham and Women's hospital di Boston e del Dartmouth-Hitchcock medical center di Lebanon, coordinati da Allison Vitonis, si è posto l'obiettivo di sviluppare un "punteggio" che possa aiutare medici e pazienti a prendere una decisione che sia la più indicata per ogni caso specifico. I risultati di questo studio caso-controllo sono stati pubblicati sul numero del 5 maggio 2011 della rivista Obstetrics and Gynecology.

È una questione di fattori di rischio
Tra il 1992 e il 2008, nella zona orientale del Massachusetts e nel New Hampshire, sono state arruolate per la ricerca 1.098 pazienti con tumore ovarico invasivo (casi) e 1.363 donne, come gruppo di controllo, che avessero più di quarant'anni e non fossero state sottoposte a isterectomia né avessero storia familiare o personale di carcinoma mammario od ovarico. Utilizzando criteri di regressione logistica, gli studiosi statunitensi hanno identificato alcuni precisi fattori di rischio e stabilito un punteggio correlato a questo rischio. Il punteggio è stato poi valutato in 126 donne nel gruppo di riferimento (casi) e in 156 donne nel gruppo di controllo, non sottoposte a precedente isterectomia, per determinare se fosse possibile individuare le donne che avrebbero in seguito sviluppato cancro ovarico.

Cinque livelli di punteggio
Gli studiosi hanno quindi creato un punteggio, basato su cinque livelli, derivante dalla somma di otto condizioni riconosciute come associate in qualche modo all'insorgenza di carcinoma ovarico (etnia ebraica, contraccezione orale per meno di un anno, nulliparità, mancanza di allattamento al seno, assenza di legatura delle tube, mestruazioni dolorose o endometriosi, sindrome dell'ovaio policistico od obesità e uso di talco). Assegnando un rischio medio alle donne con punteggio 2, l'odds ratio è variato da 0.56 (intervallo di confidenza [IC] 95%: 0.42-0.74), nelle donne con punteggio da 0-1, a 3.30 (IC 95%: 2.50-4.35), in quelle con punteggio uguale o superiore a 5 (p trend < 0,001). In sintesi, il punteggio di rischio si è dimostrato più alto nelle donne che hanno sviluppato cancro ovarico dopo isterectomia rispetto a quelle in cui la neoplasia non si è formata (p = 0,01). Infine, i rischi nel corso della vita di cancro ovarico per una donna di quarant'anni sono variati dall'1.2% con un punteggio di 0-1 al 6.6% per punteggi uguali o superiori a 5.

Una ricerca da ampliare
Il metodo di valutazione del rischio di insorgenza di carcinoma ovarico in determinate categorie di donne, proposto dagli autori, è sicuramente efficace per restringere il gruppo di pazienti nel quale è consigliato il ricorso a ovariectomia bilaterale elettiva. Sebbene la casistica arruolata per questa ricerca sia ampia e diversificata, aggiungono però gli studiosi, è necessario che il metodo sia validato anche in ulteriori sottogruppi di donne, non incluse in questo trial.


Obstetrics & Gynecology: May 2011 - Volume 117 - Issue 5 - pp 1042-1050


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