Clinica

dic72011

Interventi comportamentali per ridurre il peso a confronto

Un folto gruppo di ricercatori americano, guidato da Lawrence J. Appel della Johns Hopkins university, ha condotto uno studio randomizzato controllato su 415 pazienti obesi per determinare gli effetti di due interventi di tipo comportamentale, uno comprensivo di supporto diretto e l’altro erogato in remoto. Entrambi gli approcci hanno avuto un buon successo e statisticamente la loro efficacia è stata simile e solo leggermente maggiore nell’intervento diretto. Tutti i soggetti inclusi (età media: 54 anni; 63,6% donne e 41% neri), presentavano, oltre alla condizione di obesità, almeno un fattore di rischio cardiovascolare. L’intervento in remoto comprendeva un supporto telefonico, un sito web dedicato e l’invio regolare di e-mail, mentre l’approccio diretto si è basato sul sostegno personale fornito in sessioni individuali e di gruppo. A questi gruppi di intervento, i ricercatori hanno affiancato un gruppo di controllo in cui l’obiettivo della perdita di peso è stato affidato all’iniziativa individuale dei pazienti. L’indice di massa corporea era mediamente di 36,6 all’inizio dello studio, mentre il peso medio dei partecipanti si attestava su 103,8 kg. Dopo 24 mesi, nel gruppo di controllo la perdita di peso risultava di 0,8 kg, mentre il trattamento in remoto si è associato a un calo di 4,6 kg e l’approccio personale a una diminuzione di 5,1kg. A questo risultato complessivo, che indica l’efficacia di entrambi gli interventi, i ricercatori aggiungono la percentuale dei partecipanti che hanno fatto registrare la perdita di almeno il 5% del loro peso iniziale: è stato del 18,8% nel gruppo di controllo contro il 38,2% e il 41,4% nei due interventi, remoto e diretto.

N Engl J Med, 2011; 365(21):1959-68


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