Cardiologia

nov302011

Insulinoresistenza ed eventi cardiovascolari: quali legami

In pazienti con patologia coronarica ma non diabete, l'insulinoresistenza determina un incremento del rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Secondo uno studio dell'Università di Utrecht (Olanda), però, tale correlazione è indipendente dalla presenza di altri fattori metabolici o infiammatori

Nei pazienti con preesistente patologia coronarica e senza diagnosi di diabete, una condizione di insulinoresistenza determina un incremento del rischio di nuovi eventi cardiovascolari. Potenzialmente ha notevoli ricadute cliniche quanto è stato evidenziato da un team olandese guidato da Sandra N. Verhagen, del Centro medico universitario di Utrecht, in uno studio che ha anche chiarito come tale correlazione non sia influenzata dalla presenza di sindrome metabolica (o di sue singole componenti) né di infiammazione. 

Dal dosaggio dell'hs-Crp al calcolo dell'Homa-Ir
L'équipe ha usato i dati di 2.611 pazienti (età media: 59,6 anni; 71% maschi) ricoverati in 7 anni con manifestazioni di malattie arteriose (coronaropatia, malattia cerebrovascolare, arteriopatia periferica o aneurisma dell'aorta addominale). Come outcome di interesse si è considerato un endpoint composito di eventi fatali o non fatali cardiovascolari (morte cardiovascolare, ictus ischemico, infarto miocardico). Tutte le misurazioni della visita basale, compreso il dosaggio della proteina C-reattiva ad alta sensibilità (hs-Crp), sono state effettuate in una sola giornata. Per la stima quantitativa del grado di insulinoresistenza si è utilizzata la formula Homa-Ir. Il grado di associazione tra i nuovi eventi cardiovascolari e la mortalità generale, da un lato, e l'insulinoresistenza, dall'altro, è stato calcolato con il metodo dei rischi proporzionali di Cox.

Rapporto non alterato da sindrome metabolica e infiammazione
Nel corso di un follow-up medio di 3,1 anni, sull'intera popolazione studiata - in cui la prevalenza della sindrome metabolica è risultata del 42% - sono deceduti 91 pazienti (dei quali 47 per cause cardiovascolari), 74 hanno subito un infarto miocardico e 34 un ictus ischemico: valori corrispondenti a tassi di eventi cardiovascolari e di mortalità, rispettivamente, pari a 16 e 11 per 1.000 anni-paziente. L'Homa-Ir è apparso associato a un maggiore rischio di morte generale e di comparsa di nuovi eventi vascolari, anche dopo correzione per età, genere, fumo, uso di ipolipemizzanti e antipertensivi. Né l'aggiustamento per singole componenti della sindrome metabolica né quello per hs-Crp quale marker di infiammazione hanno modificato in modo sostanziale la relazione tra l'Homa-Ir e l'endpoint composito.

Ipotizzato un nuovo ruolo per gli agonisti Ppar-gamma
I risultati di questo studio, dunque, evidenziano che l'insulinoresistenza è uno dei fattori principali che guidano le alterazioni metaboliche ed è direttamente e indipendentemente correlata al rischio accresciuto di eventi cardiovascolari in pazienti con patologia arteriosa evidente. L'aspetto più rilevante dal punto di vista clinico è la possibilità che, riducendo la condizione di insulinoresistenza (per esempio con farmaci che migliorano la sensibilità all'insulina, quali gli agonisti Ppar-gamma), si possa ridurre la comparsa di eventi macrovascolari e, quindi, migliorare l'outcome cardiovascolare. 

Cardiovasc Diabetol. 2011 Nov 21; 10(1):100 [Epub ahead of print]


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