mar22012
La somministrazione precoce di abciximab non porta a ottenere una minore area infartuale - verificata alla Rm con contrasto dopo 6 mesi dall'intervento coronarico percutaneo (Pci) - tranne nei pazienti con più lunghi tempi di trasporto, in cui si associa a minore ampiezza e transmuralità dell'area necrotica. Il dato viene da Pisa, dove A. Sonia Petronio, dell'Azienda ospedaliero-universitaria Pisana, e colleghi (anche del Cnr Fondazione Monasterio), hanno randomizzato 110 pazienti con infarto acuto del miocardio e con un tempo “dal sintomo alla diagnosi” inferiore a 6 ore alla somministrazione precoce o tardiva di abciximab (55 soggetti per gruppo). La Rm è stata eseguita dopo 6 mesi a 87 pazienti. La dimensione media dell'infarto è risultata di 13,8% nel gruppo abiciximab precoce vs 13% in quello tardivo. Allo stesso modo, non si sono rilevate differenze di ostruzione microvascolare tra i due gruppi. I soggetti trattati precocemente con abciximab hanno evidenziato una risoluzione dell'elevazione del tratto St significativamente superiore (94,5% vs 80%) mentre una più ampia riduzione della transmuralità dell'infarto, con una maggiore riduzione delle dimensioni dell'area infartuale, si è notata solo nei soggetti con tempo “Ecg-to-Cath Lab” > 60 minuti. Int J Cardiol, 2012; 155(2):230-5