dic142011
Un'immunochemioterapia intensiva basata sul regime R-Acvbp (rituximab, doxorubicina, ciclofosfamide, vindesina, bleomicina e prednisone), rispetto al trattamento standard R-Chop (rituximab, doxorubicina, ciclofosfamide, vincristina e prednisone), migliora significativamente la sopravvivenza di pazienti con linfoma diffuso a grandi cellule-B a rischio basso-intermedio. Il regime intensivo ha determinato effetti ematotossici rilevanti ma gestibili. Il confronto è stato effettuato dal Groupe d'etude des lymphomes de l'adulte coordinato da Christian Récher, del Centro ospedaliero universitario di Tolosa (Francia), tramite un trial randomizzato in aperto. I pazienti arruolati presentavano un'età compresa tra 18 e 59 anni, erano affetti da linfoma diffuso a grandi cellule-B non trattato, con un indice prognostico internazionale aggiustato per l'età pari a 1. Dopo un follow-up di 44 mesi, la stima a 3 anni di sopravvivenza libera da eventi è stata dell'81% nel gruppo R-Acvbp e del 67% nel gruppo R-Chop. Analoga superiorità si è registrata nelle stime a 3 anni della sopravvivenza libera da progressione (87% vs 73%, rispettivamente) e della sopravvivenza globale (92% vs 84%). Il 42% dei 196 pazienti del gruppo R-Acvbp ha però avuto un grave evento avverso, rispetto al 15% dei 183 soggetti del gruppo R-Chop. Inoltre sono apparsi comuni nel gruppo R-Acvbp effetti ematotossici di grado 3-4, con una quota maggiore di pazienti colpiti da episodi febbrili neutropenici (38% vs 9%). Lancet, 2011; 378(9806):1858-67