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nov302009

Il medico che ha inventato Sherlock Holmes

 

Forse proprio perché dopo la laurea non riusciva a “ingranare” nella professione, il medico inglese Conan Doyle pensò di integrare le proprie entrate dando libero sfogo al suo hobby preferito: scrivere. Presto i suoi racconti cominciarono a essere ospitati in qualche rivista, il che lo incoraggiò a pubblicare la prima novella: I misteri della valle del Sussex, che gli fruttò tre ghinee.
Fu in quell’occasione che concepì l’idea di creare il personaggio del detective capace di chiarire con il proprio intuito le più intrigate trame del crimine, di penetrare nei recessi più impensati della dinamica del delitto. Per il nome pensò dapprima all’italiano “Acuti”, ma poi optò per il più britannico Sherringford Holmes, semplificato poi in Sherlock Holmes. «Da una goccia d’acqua un ragionatore logico potrebbe dedurne la provenienza dall’Atlantico o dalle cascate del Niagara anche senza aver mai visto né l’uno né le altre. Così tutta la vita è una grande catena la cui natura si rivela a chiunque ne osservi un solo anello...».

Cominciano allora a uscire i primi articolati racconti, che entreranno nella storia della letteratura: Uno studio in rosso... Il segno dei quattro... e numerosi altri. Il medico-scrittore non gioca su temi e situazioni di facile presa, ma tiene a mettere in risalto sopratutto gli aspetti psicologici della vicenda e dei suoi protagonisti. Ma Conan Doyle non dimenticherà mai di essere un medico; prenderà anche la specializzazione in oculistica. E per mettere a frutto le proprie cognizioni si identifica in un nuovo personaggio, per l’appunto un medico, che affianca l’opera e le investigazioni di Sherlock Holmes: il dottor Watson. Il successo e i lauti guadagni che derivano dalla diffusione dei suoi racconti non gli danno però alla testa.

Anche quando, superati i sessant’anni, decide di abbandonare la professione, si commuove ancora dinanzi all’immagine del vecchio medico di campagna che rifiuta la rivoluzione medica del nuovo XX secolo. Il vecchio medico sordo ai progressi della nuova scienza, che irride alle più recenti scoperte dicendo mentre entra nella stanza del paziente: “Chiudete la finestra se no entrano i bacilli”, che porta lo stetoscopio “come se fosse un giocattolo” e che non lo usa mai perché è duro d’orecchi”....

 

Dello stesso autore:

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Luciano Sterpellone
L'Esperto Risponde di Dica33
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