nov112011
I trattamenti attuali ed emergenti delle vaginosi batteriche
Un’ampia revisione confronta i dati di efficacia e sicurezza delle possibili terapie, sistemiche e locali. Dagli antibiotici ai probiotici, classici e inseriti in nuovi sistemi di rilascio, fino ai nuovi agenti: antimicrobici, antimicotici, antisettici, prebiotici
Le vaginosi batteriche (caratterizzate dal passaggio da una predominante flora di lattobacilli protettivi allo sviluppo di batteri anaerobi patogeni) sono rilevanti clinicamente per la correlazione con le malattie trasmesse per via sessuale, le possibili complicanze durante il parto e le infezioni postchirurgiche. Ciò ha indotto la ricerca a sviluppare nuove strategie terapeutiche, analizzate - insieme a quelle già disponibili - da
Jean-Pierre Menard, del Pôle enfance et famille di Créteil (Francia).
Trattamento di prima linea: metronidazolo o clindamicina
Il trattamento di prima linea è costituito dall'antibioticoterapia con metronidazolo o clindamicina. L'efficacia della prima molecola è uguale se somministrata per via vaginale o per via orale, ma nel primo caso si hanno minori disturbi gastrointestinali (sapore metallico in bocca, nausea, vomito); considerando la terapia per os la somministrazione di metronidazolo per 7 giorni è più efficace di una singola dose. In alternativa si può ricorrere alla clindamicina, per via orale o locale (ovuli e crema). I benefici tratti dalle due vie di somministrazione sono sovrapponibili, così come quelli tra ovuli e crema. Di recente si è aggiunta l'opzione del tinidazolo, di pari efficacia, e del secnidazolo, molto attivo con una singola dose orale e dunque adatto se la compliance è dubbia. In caso di recidiva il nuovo episodio va trattato con un diverso regime di somministrazione del farmaco o estendendo la durata della terapia.
L'alternativa non antibiotica dei probiotici
L'alternativa principale agli antibiotici è costituita dalle capsule di probiotici o fermenti lattici vaginali (lattobacilli) in grado di sintetizzare molecole antimicrobiche, modulare una risposta immunitaria mucosale e produrre un biosurfattante che inibisce l'adesione dei patogeni, ripristinando la normale flora batterica senza effetti collaterali. Studi di confronto tra metronidazolo e probiotici mostrano un'eguale efficacia se somministrati per via vaginale e un potenziamento reciproco quando cosomministrati per os. L'azione stabilizzante dei probiotici è inoltre importante nella prevenzione delle recidive e quindi dei sintomi (perdite con odore sgradevole). Utile anche l'uso di acidificanti locali per ripristinare un pH
< 4,5.
Terapie emergenti: dai film bioadesivi alla via dei prebiotici
Per ottimizzare il rilascio locale di clindamicina e metronidazolo sono in studio varie soluzioni: un idrogel che si espande in ambiente acqueo, tavolette mucoadesive e film bioadesivi. Si studia anche il nifuratel, antimicotico e antiprotozoario dall'ampio spettro d'azione, che ha il vantaggio di non interferire sui lattobacilli. Infine si tenta la via dei prebiotici, inducendo i patogeni a lasciar spazio ai lattobacilli stimolando la crescita di questi ultimi mediante oligosaccaridi. Un recente studio di fase 3 ha dimostrato che l'applicazione topica di un gel con saccarosio presenta un tasso terapeutico superiore a quello del metronidazolo.
Int J Womens Health. 2011;3: 295-305