Ginecologia

dic42016

Nelle donne a basso rischio coronarico, le calcificazioni predicono il rischio

Per le donne con un rischio di malattia aterosclerotica cardiovascolare (Ascvd) basso, la presenza di calcificazioni dell'arteria coronarica appare associata a un aumento delle probabilità di Ascvd, e permette una migliore accuratezza prognostica rispetto ai tradizionali fattori di rischio: «Non è ancora del tutto chiaro il ruolo della determinazione del calcio coronarico (Cac) nella strategia preventiva per le donne che secondo le linee-guida dell'American College of Cardiology e dell'American Heart Association sono a basso rischio cardiovascolare» scrivono Maryam Kavousi e colleghi dell'Erasmus University Medical Center di Rotterdam, in Olanda, in uno studio presentato al convegno annuale 2016 dell'American Heart Association in concomitanza con la pubblicazione su Jama. La quantità di calcio coronarico, sottolineano i ricercatori, segnala un'aterosclerosi subclinica, e la presenza di calcio coronarico in soggetti asintomatici si associa a un aumento delle probabilità di malattia coronarica (Chd) e di mortalità per tutte le cause.

Kavousi e colleghi hanno valutato la potenziale utilità del test del calcio coronarico con tomografia computerizzata nella stratificazione del rischio cardiovascolare nelle donne a basso rischio di malattia aterosclerotica. Sono state prese in esame oltre 6.700 donne (di età compresa tra 44 e 63 anni) con rischio di Ascvd a 10 anni inferiore al 7,5%, che dopo essere state selezionate da 5 ampie coorti di popolazione sono state seguite per un minimo di 7 anni, fino a poco oltre 11 anni. Oltre un terzo di loro (36%) presentava un esame del calcio coronarico positivo. «Durante il follow-up si sono verificati un totale di 165 eventi Ascvd, di cui 64 eventi cardiaci acuti fatali, 29 decessi per malattia coronarica e 72 ictus» scrivono gli autori, sottolineando che rispetto all'assenza di calcio coronarico, la presenza di calcificazioni coronariche si associa a un aumentato rischio di Ascvd e a una maggiore accuratezza prognostica, la cui utilità clinica dovrà essere valutata da future ricerche.

Jama. 2016 Nov 15. doi: 10.1001/jama.2016.17020
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/27846641
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