Politica e Sanità

dic22014

Gimbe: livelli di assistenza, innovazione e qualità vanno definiti dallo stato

Tornare allo stato unitario in sanità costerebbe cento miliardi, ma lasciare l'attuale federalismo com'è potrebbe costare ugualmente caro: occorre che Roma riprenda in mano alcuni processi decisionali in sanità, a partire dalla definizione dei livelli essenziali di assistenza e di qualità delle performance. E' uno dei messaggi "forti" che emergono al secondo appuntamento degli Stati generali della Salute, organizzato dall'Associazione Dossetti con politici, economisti ed associazioni di addetti ai lavori in continuità con il grande meeting romano del febbraio scorso; ne è uscito un documento da consegnare al premier Matteo Renzi, che appunto contiene una bocciatura del Federalismo. «Siamo di fronte a un falso federalismo», evidenzia Nino Cartabellotta presidente del Gimbe, da tempo in prima linea contro le diseguaglianze e per la difesa del diritto costituzionale alla salute. «Un conto è che siano degli stati a erogare dei livelli di assistenza preconcordati come avviene negli Usa; un altro conto è che siano delle regioni cui uno stato (l'Italia) devolve dei poteri di programmazione e poi non controlla i processi. Anzi si eclissa com'è avvenuto con la temporanea soppressione del Ministero sotto il governo Berlusconi, lasciando ventun centri decisionali a dettare regole differenti l'uno dall'altro».
Per Cartabellotta, «lo Stato deve rafforzare la propria capacità di indirizzo e verifica in quattro  settori: intanto, nel dettare i requisiti per l'accreditamento delle strutture sanitarie; quindi nel ridisegnare i livelli essenziali di assistenza e i relativi standard di appropriatezza professionale ed organizzativa degli erogatori; nel fissare criteri basati su evidenze scientifiche per la valutazione delle innovazioni e, infine, nel definire indicatori per la verifica delle performance sanitarie, condivisi su tutto il territorio nazionale». «Con l'aiuto di Aifa e Agenas, l'Esecutivo deve poter dettare standard irrinunciabili alle regioni: una cosa che non è affatto scontata», dice Cartabellotta. «Oggi nel Patto Salute si prevede, ad esempio, per l'Health Technology Assessment che ogni regione si possa dotare di un suo presidio. E invece la valutazione delle innovazioni va fatta a livello centrale».

Mauro Miserendino


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