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Italia cenerentola della ricerca
redazione
#1 Inviato : lunedì 22 novembre 2010 16.09.30(UTC)
Rank: Administration
Messaggi: 51
Risorse ridotte al lumicino. Cervelli in fuga dopo brillanti percorsi formativi nelle Università italiane. Raccomandazioni a discapito della meritocrazia. Così si mortifica in Italia la ricerca biomedica. Dateci la vostra ricetta per dare slancio e fiducia ai giovani talenti "made in Italy".
redazione
#2 Inviato : lunedì 22 novembre 2010 16.10.04(UTC)
Rank: Administration
Messaggi: 51
La mia esperienza professionale mi permette di parlare solo della ricerca clinica. Se il titolo proposto vuole sottolineare uno scarso numero di programmi di ricerca, non sono d’accordo. Nelle cliniche universitarie se ne occupano tutti: dai tanti giovani medici che raccolgono i dati sul malato, ai medici più esperti che elaborano i risultati ottenuti, spesso senza avere mai visto il malato stesso. La ricerca viene fatta indipendentemente dalle capacità personali e, soprattutto, indipendentemente dall’esperienza clinica, sebbene quest’ultima sia indispensabile per poter dare il giusto peso ai dati raccolti. La mia opinione è confermata dall’enorme numero di pubblicazioni prodotte in Italia, ognuna delle quali ha un costo anche se non dice nulla di nuovo o di interessante. In altre parole, non è la scarsità di risorse che blocca la ricerca clinica, ma la mancata riflessione sul singolo malato oggetto di studio e l’uso limitante dei famigerati protocolli. Va sottolineato, tuttavia, che la ricerca clinica non brilla neppure nelle grandi università straniere, in contrasto con l’impressionante sviluppo degli aspetti tecnologici della medicina. Faccio un esempio: le più importanti riviste scientifiche hanno pubblicato e continuano a pubblicare migliaia di lavori sul colesterolo, condizionando profondamente con i risultati proposti la politica sanitaria e la terapia delle dislipemie. Eppure gli “scienziati” sembrano ignorare ancora oggi le evidentissime e persistenti (settimane, mesi….) variazioni del profilo lipidico associate allo stress (infezioni anche modeste, traumi….) e quali interessanti prospettive l’esame di tali variazioni possa offrire al medico che le osserva. La mia ricetta? Al fine di eliminare gli sprechi e la grande confusione che domina la ricerca clinica, suggerirei due condizioni: 1) consentire l’accesso alla ricerca e alle risorse necessarie solo ai medici capaci che abbiano maturato una esperienza clinica a tempo pieno di almeno 5 anni; 2) nei concorsi, assegnare il punteggio per le pubblicazioni a pochi lavori (ad esempio 10) scelti dai candidati stessi tra i più significativi della loro produzione scientifica. Ersilia Garbagnati
Vincenzo Martucci
#3 Inviato : mercoledì 19 gennaio 2011 16.28.41(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 357
Tuittavia credo che per risolvere il problema della ricerca le soluzioni vadano ricercate più nella mancanza di validi "organi" di valutazione che non nei limiti dei singoli ricercatori. Indipendentemente dagli anni di esperienza lavorativa ci possono essere anche giovani e intelligenti talenti, ma il loro operato (così come quello dei talenti più anziani!) dovrebbe passare al vaglio, per esempio, di una commissione costituita da personaggi di spicco che motivino adeguatamente il giudizio sul lavoro esaminato prima di autorizzarne la pubblicazione. Un grosso aiuto lo darebbe anche, a mio avviso, l'obbligo di riportare, con estrema chiarezza, i dati statistici su ogni lavoro che si intenda pubblicare, VIETANDO, per esempio, la pubblicazione di quelli che siano stati effettuati su campioni troppo ristretti perchè se ne possa attribuire una significatività statistica. Altro rimedio sarebbe quello di prevedere sanzioni molto severe sia per i ricercatori che publichino lavori palesemente inconsistenti, sia per le commissioni che autorizzino la pubblicazione di questi lavori...e tutto questo si sintetizza in un termine tanto in voga oggi (ma solo a parole, purtroppo) : trasparenza! Saluti
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