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Covid-19, il virus persiste in pazienti apparentemente guariti. Lo studio
Administrator
#1 Inviato : lunedì 23 gennaio 2023 11:15:04(UTC)
Rank: Administration
Messaggi: 8.923

COVID-19, IL VIRUS PERSISTE IN PAZIENTI APPARENTEMENTE GUARITI. LO STUDIO


Nonostante la ripetuta negatività virale fino a 300 giorni consecutivi, sono stati individuati danni polmonari causati dal virus SARS-CoV-2. È l'inatteso risultato evidenziato da uno studio, pubblicato sul Journal of Pathology e coordinato da Mauro Giacca , docente di biologia molecolare dell'Università di Trieste, direttore Scuola Medicina Cardiovascolare al King's College di Londra e Group Leader laboratorio di Medicina molecolare in ICGEB (International Centre for Genetic Engineering...

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Gianluigi Ciocia
#2 Inviato : lunedì 23 gennaio 2023 11:15:06(UTC)
Rank: Member
Messaggi: 27
Ottima chiarezza. Ne avremo ancora da chiarire di effetti clinici a distanza di tempo e sul ruolo di cronicizzazione della forma acuta, soprattutto in assenza di segnale biomolecolare. Possibile nuovo ruolo di monitoraggio specifico (bronchiale) con Low-Dose CT in follow-up selettivo. Utile aprire gli occhi degli specialisti (attenzione specifica) anche in caso di indagini con apparecchiature ibride e studi FDG-PET/CT o FDG-PET/MR. 👍🤔
giovanni colonna
#3 Inviato : mercoledì 25 gennaio 2023 09:45:28(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 793

Bussani R, Zentilin L, Correa R, Colliva A, Silvestri F, Zacchigna S, Collesi C, Giacca M. Persistent SARS-CoV-2 infection in patients seemingly recovered from COVID-19. J Pathol. 2023 Jan 18. doi: 10.1002/path.6035. Epub ahead of print. PMID: 36651103.

Finalmente un gruppo italiano che ha fatto una cosa intelligente.

È vero che la campionatura è piccola, è vero anche che la maggioranza dei pazienti morti erano mediamente 80enni (c’era anche un 99enne) ma quello che fa molto pensare sono i morti più giovani (50 e 60 anni) che sono il 14% del totale. La polmonite è stata la causa principale della morte. In particolare una 52enne, donna, ha avuto l’infezione per circa un mese, era negativa da 14 gg.,  ma quando è morta aveva una carica virale elevata (2583 copie di RNA). Praticamente il virus si è riattivato ad una velocità non indifferente. Ma ci sono anche pazienti negativi per 9 mesi e poi morti. Quello che sorprende di più è la mancata correlazione tra la gravità iniziale della malattia e gli effetti mortali a lungo termine. Si muore dopo mesi  anche con una malattia poco grave. La conclusione (momentanea) degli autori è che il virus permane a livello polmonare ma i test che comunemente si usano a livello nasofaringeo o dal lavaggio bronchiale sembra che non sempre vedano il virus. Si usano essenzialmente anche test che vedono proteine virali di superficie (Spike ed N) attraverso la rilevazione degli anticorpi specifici ma in questi casi qualcosa non ha funzionato.

Permettetemi di fare alcune considerazioni. Non voglio essere tedioso, ma tutte le osservazioni che facciamo sul virus sono macroscopiche e indirette, fatte sempre valutando parametri macroscopici e senza sapere nulla dei meccanismi virali. Cosa voglio dire. Sintomatologia, analisi istologiche, test PCR o anticorpali ci descrivono un panorama di una città in guerra vista dall’alto. Vediamo i quartieri bombardati con case distrutte (analisi istologica, e radiologie varie), i sintomi (i bagliori delle esplosioni, il fumo, gli incendi, ecc.), le colonne di carri armati nemici (i test anticorpali) e gli accampamenti nemici nelle vicinanze (la PCR).

Dall’alto non vediamo altro. Non vediamo cosa accade nei palazzi, nelle strade, cosa succede alle linee sotterranee della metropolitana, non vediamo cosa accade nelle fabbriche, nelle strutture produttive, nei centri commerciali, ecc., sono eventi microscopici locali. Il virus non agisce, come noi spesso pensiamo, attraverso un attacco frontale imponente. Il virus agisce attraverso singoli e piccoli camioncini che trasportano direttamente nel tessuto cittadino 29-30 soldati che, una volta usciti dal camioncino, si distribuiscono tra la gente camuffandosi e mescolandosi agli eventi della vita quotidiana. Ciascuno di essi sa bene cosa fare e fa solo quello che sa fare, sabotando i punti nevralgici che gli hanno insegnato a riconoscere.

Il virus deve fare due cose: replicare se stesso e nel frattempo attuare tutte le strategie di contrasto metabolico per favorire e nascondere gli eventi riproduttivi. L’informazione che il virus porta viene trasformata a carico delle nostre cellule in 30 diversi attori proteici. Di questi, 20 proteine si danno da fare per attuare di nascosto la replicazione (lo fanno creando delle vescicole chiuse entro cui avviene l’assemblaggio del virione, una specie di container il cui contenuto é invisibile dall'esterno ed ai controlli). Le altre 10 proteine, dette accessorie, sono quelle che girano per la città bloccando i commissariati, i pompieri, i centri radio, la polizia, gli ospedali. Una città cellulare la dovete immaginare superaffollata di cittadini macromolecolari (tecnicamente la cellula è crowded). E’ come stare a New York nella fifth Avenue nell’ora di punta. Queste dieci proteine si muovono in ambienti superaffollati, esplicando specifiche funzioni all’interno di palazzi e ambienti complessi, mentre noi studiamo le proteine in soluzione, cioè come si comportano in un deserto. C’è una bella differenza. Una cosa è muoversi in spazi infiniti, un'altra muoversi in un treno superaffollato di pendolari che ti ostacolano e ti rendono quasi impossibile girare per trovare l'unico passeggero bersaglio. Le proteine accessorie virali lavorano in queste condizioni incredibili.  

Pensate che una di esse, una piccolissima proteina di solo una qualche decina di amminoacidi, altera il sistema di trasporto vescicolare (endosomi, lisosomi, ecc.) sviandoli e mandandoli in luoghi sbagliati a depositare il loro carico di proteine. È a questo livello di comprensione che agisce il virus, e si chiama livello mesoscopico. All’università ci hanno parlato dei metabolismi e delle vie metaboliche (i quartieri della città visti dall’alto). Questo è il livello macroscopico di 40anni fa, mentre a livello mesoscopico esiste un solo unico metabolismo che unitariamente controlla l’omeostasi, ed il virus si muove a questo livello globale. Di cosa accada nelle affollate vie di New York, praticamente non ne sappiamo quasi nulla.

Se non si capiscono le relazioni struttura-funzione delle proteine accessorie del virus nell’ambiente in cui operano, non potremo mai capire con quali meccanismi il virus incide sulla nostra attività metabolica e come progettare farmaci specifici, efficaci e efficienti. Purtroppo, l’altra faccia della medaglia è che per progettare studi a questo livello, occorre molto tempo, danaro (molto) e soprattutto gruppi multidisciplinari con elevate competenze che non si trovano ovunque. Fare osservazione è utile, ma non basta per i virus che operano ad un livello molto più basso in un panorama molecolare molto complesso. Se non comprendiamo cosa fanno, quando, come e dove, difficilmente saremo in grado di capire per operare un contrasto efficace. 

Un saluto

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