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Covid-19, il punto sulla risposta anticorpale nei pazienti diabetici
Administrator
#1 Inviato : mercoledì 11 novembre 2020 8.52.29(UTC)
Rank: Administration
Messaggi: 7.283

COVID-19, IL PUNTO SULLA RISPOSTA ANTICORPALE NEI PAZIENTI DIABETICI


Secondo uno studio condotto presso l'Ospedale San Raffaele di Milano e pubblicato su Diabetologia, né il diabete né l'iperglicemia limitano la risposta anticorpale nei pazienti con infezione da Sars-CoV-2, e questo fatto lascia ben sperare nell'eventuale efficacia di un vaccino in pazienti diabetici. «Volevamo caratterizzare la risposta umorale contro Sars-CoV-2 in pazienti con diabete. Dimostrare la capacità di avviare una risposta anticorpale appropriata in presenza di iperglicemia...

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giovanni colonna
#2 Inviato : mercoledì 11 novembre 2020 15.08.49(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 202

Il risultato del San Raffaele non sorprende, è nella logica delle attività del virus, oggi più conosciute di ieri. Il fine del virus è riprodurre copie di se stesso, non di distruggere l’organismo umano, né di usare la presenza di malattie presenti nell’individuo per riprodursi. I suoi meccanismi molecolari sono devoluti a renderlo immunologicamente invisibile mentre si riproduce, nulla di più.

Il virus agisce attraverso alcune proteine codificate nel suo genoma. Inizialmente si fa aiutare per decodificare una ventina di proteine virali, di cui parte servono all’assemblaggio dei virioni e all’uscita, mentre solo alcune (meno di dieci) sono impegnate per le attività di silenziamento immunologico. Il silenziamento immunologico non è una specificità dei virus, lo attuano anche cellule umane (es. lo spermio nell’ambiente vaginale che produce la proteina VS4 per superare la sorveglianza immunologica). Nella prima settimana SARS-CoV-2 passa inosservato, e, nel mentre, raggiunge il massimo della replicazione, perché aiutato da alcune proteine che annullano la immunità innata. Questo fa pensare molto perché interagire efficacemente con target molecolari umani, significa possedere interfacce altamente specifiche,che si acquisiscono solo in migliaia di anni di conoscenza reciproca. Comunque, sia, tutti i sistemi cellulari di allarme e le segnalazioni che li caratterizzano sono bloccati, perché i target più significativi sono riconosciuti. Questo è l’effetto macroscopico che il virus deve raggiungere. Dopo circa 6 – 8 giorni i nuovi virioni non sono più occultabili e l’organismo risponde con una fortissima risposta immunitaria adattativa, di cui l’infiammazione attuata da decine di diverse citochine e chemochine è uno degli aspetti più noti. È una risposta abnorme, dipendente principalmente dalle caratteristiche immunitarie fenotipiche possedute da quello specifico individuo. Molti muoiono perché non sono capaci di controllare con un feedback la loro risposta immunitaria, quindi insieme al virus vengono colpite le proprie cellule. Altri sono immunodepressi o immunodeficienti (e non lo sanno) ma la risposta è sempre individuale. Se le barriere immunitarie sono inefficaci il virus diffonde indisturbato e colpisce organi e tessuti riempendoli di trombi. Se già con patologie pregresse o meno, il punto critico è la qualità delle difese immunitarie, non la comorbidità. Se resistono, il virus non diffonde a vasto spettro e le probabilità di superare la malattia aumentano. Quindi, quello che va valutato in un paziente è la reale capacità del suo sistema immunitario a resistere (conta, morfologia,  funzionalità leucocitaria, livelli vit D, ecc….). IL6 e D-dimero sono presenti quando è spesso tardi. Sono segnali dell'abnorme risposta fenotipica, non dell'azione virale. Se i dati suggeriscono bassa capacità immunitaria, allora bisogna temere il peggio e, ovviamente, entrano in ballo le comorbidità che complicano e aggravano ulteriormente il quadro clinico.

Un saluto

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