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Disfunzione tiroidea e incidenza di cancro mammario, associazione modificata dallo stato menopausale
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#1 Inviato : domenica 22 gennaio 2023 16:52:47(UTC)
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DISFUNZIONE TIROIDEA E INCIDENZA DI CANCRO MAMMARIO, ASSOCIAZIONE MODIFICATA DALLO STATO MENOPAUSALE


In una precedente meta-analisi di studi che riportavano associazioni tra ipertiroidismo/ipotiroidismo e incidenza di cancro mammario pubblicati fino al 29 gennaio 2019, era stato identificato un rischio più elevato con diagnosi di ipertiroidismo rispetto all'eutiroidismo, ma nessuna associazione con diagnosi di ipotiroidismo. Gli stessi ricercatori, guidati da Thi-Van-Thrin Tran - del Cancer and Radiation Group, Center for Research in Epidemiology and Population Health, INSERM, Paris Sud-Paris...

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Daniela Pelotti
#2 Inviato : domenica 22 gennaio 2023 16:52:49(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 70
Cancro al seno e sua relazione ipofunzione tiroidea e batteri Una celiachia non diagnosticata o gluten sensitivity può portare ad una ipofunzione tiroidea, I tumori sono conseguenza di processi infiammatori cronici causati da batteri, che entrano nel corpo umano quando, la tiroide ipofunziona. Batteri possono entrare dal capezzolo e invadere la mucosa dei dotti galattofori (carcinoma duttale 70-80%), Batteri possono entrare dalle mucose delle vie aeree superiori e invadere tramite il sangue i lobi ghiandolari mammari (carcinoma lobulare (10-15%). A conferma della presenza di batteri nei dotti galattofori all’origine del cancro al seno, c’è un lavoro pubblicato che sostiene che l’allattamento al seno può funzionare da prevenzione. Mi chiedo allora si dovrebbe allattare tutti i giorni per tutta la vita? Allattare al seno, secondo il nuovo rapporto “Diet, Nutrition, Physical Activity and Breast Cancer” American Institute of Cancer Research (AICR), rappresenta un’attività di prevenzione contro lo sviluppo del carcinoma mammario. Con quali meccanismi l’allattamento al seno aiuta a prevenire lo sviluppo del tumore? Innanzitutto, l’allattamento è associato a periodi di amenorrea (ovvero assenza di mestruazioni), con conseguente alterazione dei livelli ormonali e blocco parziale nella secrezione degli estrogeni i quali se rilasciati ad alte dosi, aumentano il rischio di sviluppare il tumore. L’ allattamento potrebbe servire a eliminare le cellule danneggiate e in questo modo si possono rimuovere potenziali fattori di rischio per la crescita tumorale nei dotti della mammella. Un altro esempio: nella mia esperienza di medico quando una paziente riferisce dolore al capezzolo o fastidio tipo stilettate che dal capezzolo si addentrano nella ghiandola mammaria, consiglio di applicare soluzioni di iodio o addirittura una pomata antibiotica, il fastidio al capezzolo cessa! Il dolore al capezzolo è causato da infezione batterica da ipofunzione tiroidea e innalzamento del livello glicemico, invito le pazienti a verificare che più la pancia è gonfia più si ha dolore, raccomandando loro una dieta ipoglucidica. Esiste un legame tra il microbiota intestinale e il cancro al seno Il microbiota umano è il termine applicato all’universo dei microbi che vivono in diversi habitat del nostro corpo (principalmente intestino, pelle, vagina e bocca, ma anche naso, congiuntiva, faringe e uretra, tra gli altri). La più grande raccolta di questi microrganismi si trova nel tratto gastrointestinale. La composizione microbica riflette le variabili genetiche e di stile di vita dell’ospite. Questo microbiota è in equilibrio dinamico con l’ospite, esercitando effetti locali e distanti. La perturbazione microbica (disbiosi) potrebbe contribuire al rischio di sviluppare problemi di salute. Gli studi mirati alla relazione tra tumore al seno e microbiota intestinale sono finora abbastanza limitati. Nel 2011, Plottel e Blaser hanno ampiamente discusso del cosiddetto “estroboloma”, la raccolta dei geni batterici enterici i cui prodotti metabolizzano l’estrogeno e i suoi metaboliti. Le perturbazioni nel microbiota estroboloma possono quindi portare a livelli elevati di estrogeni circolanti e dei suoi metaboliti, aumentando così il rischio di tumore al seno. Altri studi si sono concentrati sulla relazione tra microbioma intestinale e rischio di tumore al seno attraverso percorsi indipendenti dall’estrogeno. Un percorso enteromammario attraverso il quale alcuni batteri dell’intestino potrebbero raggiungere per via ematica la ghiandola mammaria attraverso un percorso endogeno. Ricerche recenti suggeriscono che il microbiota delle donne con carcinoma mammario differisce da quello delle donne sane, indicando che alcuni batteri possono essere associati allo sviluppo del cancro e con diverse risposte alla terapia.(21) Il microbiota di ciascun organo è distinto e esiste una variabilità interindividuale importante e funzionalmente rilevante dei microbiomi, che li rende un potenziale determinante dello sviluppo della malattia incluso il cancro. (22) Microbiota mammario e cancro al seno Il seno umano non è sterile ma contiene una comunità diversificata e unica di batteri, distinta da quella presente in altri siti del corpo. Ad oggi, diversi risultati sembrano dimostrare la potenziale origine di una parte del microbioma del tessuto mammario, mediante traslocazione dal tratto gastrointestinale, o da infezioni batteriche (febbre reumatica) da infezioni croniche delle vie aeree superiori. dalla alla pelle, attraverso gli orifizi capezzolari-areolari, o il contatto capezzolo-orale attraverso l’allattamento e / o il contatto sessuale. Solo pochi studi hanno caratterizzato quali batteri sono presenti nel tessuto tumorale mammario e nel normale tessuto adiacente delle donne, trovando risultati contrastanti nel microbiota del tessuto mammario dei pazienti con e senza cancro. Tuttavia, questi autori hanno trovato una maggiore abbondanza di Escherichia coli, nota per la sua attività di promozione del cancro, nelle donne con cancro rispetto ai controlli sani. Il fluido aspirato dal capezzolo (una secrezione naturale prodotta dalle cellule epiteliali della mammella) raccolto da pazienti con carcinoma mammario ha un profilo di microbiota significativamente diverso rispetto a quello raccolto da volontari sani. Insieme alla presenza di firme per batteri, parassiti e funghi, è stata confermata anche una sostanziale presenza di virus nel tessuto tumorale mammario e / o nel microambiente tumorale In uno studio appena pubblicato, i ricercatori della Cleveland Clinic hanno scoperto per la prima volta che il tessuto mammario sano contiene più specie batteriche Methylobacterium, e che i campioni di urina dei pazienti con tumore avevano aumentati livelli di batteri gram-positivi, inclusi Staphylococcus e Actinomyces. Ulteriori studi sono necessari per determinare il ruolo che questi organismi possono svolgere nel cancro al seno.(24) Il dottor Gregor Reid, scienziato del Lawson Health Research Institute, e il suo dottorando della Western University , Camilla Urbaniak, hanno precedentemente dimostrato che i batteri vivi sono presenti nei tessuti del seno delle donne sane. Ciò dimostra l’esistenza di un microbioma del tessuto mammario. Le donne con carcinoma mammario presentavano livelli elevati sia di Escherichia coli (E. coli) sia di Staphylococcus epidermidis. Uno studio della NASA ha confermato i risultati della ricerca di Londra e ha ulteriormente identificato i batteri associati al cancro al seno. Urbaniak e Reid sono andati oltre dimostrando che questi batteri possono causare danni significativi, noti come rotture a doppio filamento, al DNA . I tessuti prelevati dal seno di donne sane hanno mostrato alti livelli di Lactobacillus e Streptococcus, noti per promuovere la salute e mostrare caratteristiche che possono prevenire il cancro. Ad esempio, lo streptococco produce antiossidanti che possono aiutare a prevenire danni al DNA .(25) Alcuni tipi di tumore della mammella si evidenziano ecograficamente e meglio con mammografia, come le calcificazioni.(26) Ricercatori della Mayo Clinic di Rochester, diretti da John Lieske, assicurano di aver ‘catturato’ alcuni nanobatteri sottili sfere di 30-100 nanometri piu’ piccole anche dei virus che possono causare diverse malattie, tra cui tumori al seno stenosi della valvola aortica, l’aterosclerosi e i corpi di psammoma nel carcinoma ovarico, questi batteri hanno la capacità di depositare calcio di tessuti. Le ricerche più recenti hanno individuato un fattore critico che spiega la capacità di recidiva, ossia la tendenza a ripetersi di determinate infiammazioni, non solo genitali, in verità, ma anche bronchiali, polmonari, tonsillari, gastrointestinali o prostatiche…e della mammella. Il segreto di questa vulnerabilità alle infezioni ricorrenti sta nei biofilm patogeni extra o intracellulari: si tratta di comunità di batteri diversi, e di funghi, racchiusi e protetti da una rete di proteine e zuccheri prodotta da loro stessi, che si radicano nei tessuti già dopo una prima infezione. Questa rete protettiva rende i batteri quasi inattaccabili dagli antibiotici, ma anche dalle nostre stesse difese immunitarie: è come avere dei veri e propri terroristi in casa. I batteri se ne stanno lì, in agguato, in uno stato sospeso, pronti a rivirulentarsi non appena le difese immunitarie si abbassano e/o si accentuano i fattori predisponenti o precipitanti. L’infezione cronica da biofilm nelle protesi mammarie è associata ad un aumento dell’infiltrato linfocitario a cellule T: implicazioni per il linfoma associato a protesi mammarie.(27) Batteri e biofilm batterici sono evidenti in ferite maligne associate a tumori al seno.(28) biofilm Antibiotici potrebbero sconfiggere tumori Tutto è avvenuto per caso, quando il padre Michael, ricercatore insieme a sua moglie di cure contro il cancro presso l’Università di Manchester insieme alla moglie, ha chiesto a sua figlia, un po’ per gioco, come avrebbe curato i malati di tumore. La bimba, senza pensarci su due volte ha detto: “Li curerei con gli antibiotici, proprio come quando ho un mal di gola”. Sorpresi e incuriositi dalla risposta di Camilla, padre e madre si sono messi a testare la sua teoria e, incredibilmente, alcune delle cellule tumorali più pericolose sono state uccise da alcuni antibiotici, ampiamente utilizzati sul mercato. Ci sono moltissime, ulteriori ricerche da effettuare prima di poter essere certi degli effetti curativi degli antibiotici sul cancro: sarebbe un modo economico per prevenire una malattia considerata come vera e propria ‘piaga’ dei tempi moderni. Anche gli antibiotici potrebbero entrare nelle fila dell’esercito di farmaci anticancro: lo suggerisce uno studio preliminare pubblicato sulla rivista Oncotarget e condotto su cellule di vari tumori (da seno a polmoni a prostata, etc) in provetta, tra cui anche il temutissimo glioblastoma che colpisce il cervello. La ricerca, racconta il quotidiano Mirror, ha preso le mosse su suggerimento di una bambina, la figlia dell’oncologo a capo del lavoro, Michael Lisanti direttore della unità “Breakthrough Breast Cancer” dell’Università di Manchester. I ricercatori hanno così deciso di testare in laboratorio su diverse linee di cellule tumorali 5 antibiotici già in uso per diverse malattie. Quattro di essi sono risultati in grado di uccidere le cellule tumorali, in particolare le staminali del cancro, ovvero la fucina da cui origina e si rigenera il tumore. Tra gli antibiotici testati la Doxiciclina, che addirittura si è rivelata efficace contro cellule del glioblastoma, il tumore al cervello più temuto. L’antibiotico doxiciclina ha un effetto antitumorale nel trattamento del cancro al seno, questo è quanto hanno scoperto i ricercatori italiani Antonio Giuseppe Naccarato, del dipartimento di Ricerca traslazionale e delle nuove tecnologie in medicina e chirurgia dell’Università di Pisa, e Cristian Scatena, anatomopatologo e allievo della Scuola di dottorato in Scienze cliniche e traslazionali dell’Ateneo pisano, con la collaborazione degli scienziati della University of Salford di Manchester, in Gran Bretagna, il Centro Senologico dell’Aoup e la Fondazione pisana per la scienza onlus. Ma come è possibile? Gli esperti ci spiegano che “antibiotici, oltre a uccidere i batteri, hanno un effetto distruttivo anche sui mitocondri, le “centrali elettriche” delle cellule, di cui sono molto ricche le cellule staminali neoplastiche, responsabili dell’origine del tumore e delle recidive locali, della resistenza alle terapie e delle temute metastasi a distanza. Dieta come ponte tra microbi e cancro Mentre ci sono innumerevoli interventi terapeutici sul cancro disponibili fino ad oggi, una delle strategie di intervento chiave ancora da chiarire è il ruolo della dieta nello sviluppo e nella prevenzione delle malattie, nonché il ruolo della dieta nella regolazione del microbioma umano. Un’importante serie di studi ha dimostrato che i nutrienti chiave presenti nella frutta e nella verdura non riducono il rischio di cancro quando assunti come integratori Poiché il microbiota intestinale svolge chiaramente un ruolo importante nell’infiammazione e nella prevenzione del cancro, l’introduzione di un numero diversificato di batteri vivi e lieviti benefici attraverso i probiotici è un’opzione che non è risultata promettente: ancora molto da fare nella ricerca clinica per migliorare la nostra comprensione dell’efficacia dei probiotici. Numerosi studi hanno anche associato una dieta ricca di carne rossa, che se consumata più di due volte a settimana può aumentare il rischio di tumori gastrointestinali, pancreatici e prostatici, nei miei studi una dieta proteica a base di carne rossa bianca pesce poche verdure crude, ha beneficiato i sintomi e i segni della mastopatia fibrocistica e contribuito ad abbassare il valore del marcatore tumorale Ca 15-3 che può essere alto in alcuni casi di tumore al seno.(29) Mentre sono stati completati numerosi studi fantastici che collegano la dieta ai microbi, all’infiammazione e ai loro tumori associati, è importante distinguerli da diverse teorie popolari, spesso citate in discussione con pazienti e ricercatori. Molti di questi fattori dietetici hanno scarse o nessuna evidenza scientifica a supporto del loro ruolo nella promozione o nella prevenzione delle malattie e sono un’eccessiva estrapolazione di risultati scientifici Un nuovo termine interessante negli ultimi anni coniato “superfood” è stato usato per descrivere alimenti con apparenti benefici per la salute e viene spesso applicato ad altri alimenti tra cui mirtilli, broccoli, lamponi e tè verde. Mentre il tono di vendita di questo termine ha suggerito che questi alimenti possono prevenire le malattie, incluso il cancro, è semplicemente uno strumento di marketing con pochissime basi scientifiche a sostegno di queste affermazioni; il marketing distorce i risultati scientifici, oltre a generalizzare e ignorare selettivamente i dati negativi. IL MIO MESSAGGIO Il cancro rimane uno dei gruppi di malattie più diffusi nel mondo sviluppato ed è una delle principali cause di morte in tutto il mondo. Sebbene sia stato scoperto molto sulla carcinogenesi e sul ruolo che il danno al DNA, i fattori di crescita e l’infiammazione svolgono sia nello sviluppo del cancro che nella progressione, siamo riusciti solo attraverso la punta dell’iceberg a comprendere il ruolo dei microbi nel mantenere salute e alterare l’ambiente ospite per la promozione di infiammazione e cancro. Qui ho messo in evidenza gli studi importanti che hanno fatto progredire la nostra comprensione del ruolo dei microbi, ben oltre il sistema gastrointestinale. Questi studi dimostrano un ruolo per i microbi in quasi tutti i tumori inclusi seno colon, pancreas, gastrico e persino prostata. Resta indispensabile identificare i microbi coinvolti nel mantenimento della salute, quindi possiamo promuovere la loro crescita e impedire che le persone identificate siano coinvolte nello sviluppo della malattia e nel fallimento del trattamento. Man mano che le tecnologie (in particolare il sequenziamento ad alto rendimento) continuano a evolversi, prevedo che i dati che associano i microbi al cancro continueranno ad aumentare e stimoleranno ulteriori ricerche e studi clinici. In che modo la nostra comprensione di microbi, infiammazione e cancro può portare a risultati migliori per i pazienti? Promuovere uno stile di vita che possa avere un impatto diretto a lungo termine sul rischio di cancro attraverso percorsi metabolici definiti che coinvolgono i microbi. L’utilizzo della dieta chetogenica per trattare i tumori parte dalle osservazioni del fisiologo Otto Warburg, premio Nobel per la Medicina nel 1931, il quale scoprì che le cellule tumorali hanno un utilizzo predominante della “glicolisi anaerobia” (effetto Warburg) e cioè sono in grado di utilizzare lo zucchero (glucosio) presente nel sangue, senza passare attraverso l’ossidazione, sia in presenza sia in assenza di ossigeno. Questa caratteristica ha chiarito che le cellule cancerogene hanno una grande necessità di zucchero per duplicarsi rapidamente, quindi, occorre ridurre la quantità di zucchero disponibile, in un certo senso le si “affama” rendendo più complessa e lenta la loro duplicazione. La novità messa in rilievo da Valter Longo, ricercatore presso la University of Southern California di Los Angeles, è che il digiuno potrebbe aumentare l’efficacia della chemioterapia nella persone affette da tumore. La dieta chetogenica, riduce drasticamente l’apporto di carboidrati assunti dal paziente, inibisce l’utilizzo del glucosio nelle cellule tumorali e diventa quindi uno strumento terapeutico: la dieta come una vera e propria “metabolic cancer therapy”.
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