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Il tempo medio di trasmissione tra due casi di coronavirus e contagio da asintomatici
Administrator
#1 Inviato : sabato 21 marzo 2020 11.20.05(UTC)
Rank: Administration
Messaggi: 6.716

IL TEMPO MEDIO DI TRASMISSIONE TRA DUE CASI DI CORONAVIRUS E CONTAGIO DA ASINTOMATICI


Secondo un nuovo studio pubblicato su Emerging Infectious Diseases, il tempo che intercorre tra due casi in una catena di trasmissione di Covid -19 è inferiore a una settimana, e oltre il 10% dei pazienti viene infettato da qualcuno che ha il virus ma non mostra ancora sintomi. «Abbiamo calcolato l'intervallo seriale del virus, ovvero il tempo necessario affinché i sintomi compaiano in due persone con il virus, e abbiamo visto che esso in Cina è stato pari a circa quattro giorni»...

Per leggere l'intero articolo cliccare qui

ENRICO CONTA
#2 Inviato : sabato 21 marzo 2020 11.20.15(UTC)
Rank: Member
Messaggi: 14
ciao
ENRICO CONTA
#3 Inviato : sabato 21 marzo 2020 11.20.18(UTC)
Rank: Member
Messaggi: 14
ciao
Vincenzo Scrivano
#4 Inviato : sabato 21 marzo 2020 12.37.00(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 382

Non riesco in alcun modo a capire quale sarebbe l'utilità pratica di questo lavoro. In atto l'unico modo che abbiamo per arginare l'epidemia é ridurre i contatti il più possibile, comunque; e questo era così prima della pubblicazione di questo lavoro e resta così anche dopo. E nemmeno il lavoro consente di modificare efficacemente i modelli; a che serve?

Invece, ci sarebbe un altro tipo di dato che servirebbe eccome: stabilire la reale durata del periodo di potenziale attività del virus al di fuori dell'ospite.

All'inizio dell'epidemia, l'OMS si tirò fuori l'idiozia della mezz'ora.

Poi "sfuggì" il dato dei 24 giorni.

Infine, la posizione ufficiale si é assestata sui 9 giorni. Ma il dato dei 9 giorni é ricavato per analogia con quelli di altri coronavirus, e non é é stato rilevato sul SARS-COVI-2.

E perché mai non viene fatto? Se il virus é stato isolato, ed il genoma é stato sequenziato, é chiaro che in laboratorio sono in possesso di terreni cellulari sui quali il virus é in grado di riprodursi; ed é altrettanto chiaro che un test sui disinfettanti é stato condotto, visto che si sa che l'alcool é efficace e la clorexidina lo é poco.

Ma allora perché non studiare i tempi di inattivazione spontanea? O forse la domanda é posta male... perché non rendere pubblici i tempi di inattivazione spontanea, invece di continuare a riportare quelli di altri coronavirus dei quali non ci importa un fico secco?

Possibile che nessuno se lo chieda?

Federica Fusco
#5 Inviato : sabato 21 marzo 2020 14.57.39(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 3

https://t.contactlab.it/...d=YSAPPTRCSTCVPRYRLRYLRY

 

Ho trovato questo. Non so se può esserle utile

Federica Fusco
#6 Inviato : sabato 21 marzo 2020 15.42.49(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 3

Federica Fusco ha scritto:

https://t.contactlab.it/...d=YSAPPTRCSTCVPRYRLRYLRY

 

Ho trovato questo. Non so se può esserle utile

 

Si, per me é molto interessante, grazie infinite. Non mi era giunta la relativa segnalazione alla mailbox.

Federica Fusco
#7 Inviato : sabato 21 marzo 2020 15.46.11(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 3

ALL'AMMINISTRATORE:

Ho risposto a "Federica Fusco" ringraziandola della segnalazione, ma per qualche motivo l'autore del post risulterebbe essere la stessa Federica Fusco. Non ho idea di come sia potuto accadere. Sono Vincenzo Scrivano.

Paolo Maria Lissia
#8 Inviato : lunedì 23 marzo 2020 13.05.29(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 2

Buongiorno, ritengo che il vero studio debba concentrarsi sulla differenza tra SOPRAVVIVENZA  del virus e sua INFETTIVITA', evitando cosi 

la psicosi da ANSIA DA SUPERFICIE che sta colpendo la maggior parte della popolazione. Cosa significa che un virus sia riscontrato per

ore o giorni su diversi tipi di superfici se poi non CONTAGIA?

 

Vincenzo Scrivano
#9 Inviato : lunedì 23 marzo 2020 15.25.41(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 382

Paolo Maria Lissia ha scritto:

Buongiorno, ritengo che il vero studio debba concentrarsi sulla differenza tra SOPRAVVIVENZA  del virus e sua INFETTIVITA', evitando cosi 

la psicosi da ANSIA DA SUPERFICIE che sta colpendo la maggior parte della popolazione. Cosa significa che un virus sia riscontrato per

ore o giorni su diversi tipi di superfici se poi non CONTAGIA?

 

Il concetto di "sopravvivenza" non é applicabile ai virus; i virus non sono "vivi". Il rilevamento della presenza virale corrisponde alla sua capacità di determinare un effetto citopatico, cioè all'infettività.

Se la carica virale non é infettante, in pratica non si rileva. Non so se sono riuscito a spiegarmi

Paolo Maria Lissia
#10 Inviato : lunedì 23 marzo 2020 15.58.16(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 2

Grazie, ulteriore chiarimento: quindi nelle goccioline di saliva (droplet) cosa ritroviamo, cellule necrotiche o prodotti di secrezione espulsi dall'apparato respiratorio contenenti al loro interno il virus?

Vincenzo Scrivano
#11 Inviato : lunedì 23 marzo 2020 17.32.41(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 382

Le secrezioni (droplet comprese) contengono proprio il virus. Le particelle virali vengono eliminata dalla cellula per esocitosi; l'effetto citopatico pare avere un ruolo secondario nella genesi della malattia, nella quale é fondamentale la reazione immunitaria dell'ospite.

Le particelle virali, poi, a contatto con le cellule di chi é espssto alla carica virale, le infettano ed iniziano il ciclo riproduttivo nel nuovo ospite. Il tampone, infatti, serve a prelevare le particelle virali dalle quali si estrae l'RNA, che poi viene amplificato con la PCR ("convertendolo" in DNA) ed infine vengono ricercate le sequenze geniche che caratterizzano l'RNA virale.

Ma chi si occupa di microbiologia può certamente essere più preciso di me; vorrei evitare di dire delle sciocchezze

giovanni colonna
#12 Inviato : mercoledì 25 marzo 2020 10.59.15(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 94

C'è molta confusione nelle fonti. Ora vi spiego il perché di tanti dati scientifici, talvolta difformi o addirittura contrastanti su SARS-CoV-2 che si ritrovano nella letteratura internazionale, e poi travasano in giornali e TV. Ho una certa dimestichezza con questo mondo perché sono revisore di molti giornali scientifici internazionali.

Molte riviste, per un dovere etico, hanno annunciato da più di un mese che l’urgenza della progressione del virus richiede che la comunità scientifica mondiale venga a conoscenza di quanto più possibile sul virus e sulle sue caratteristiche, dal livello genomico, molecolare, clinico fino a quello epidemiologico. Inoltre, molte riviste, anche importanti, hanno annunciato di pubblicare l’articolo gratis (no fee, la pubblicazione di un lavoro costa mediamente tra i 1000 e i 4000 €). Questo ha scatenato tra i ricercatori una vera e propria corsa al lavoro scientifico (non dimenticate che nel mondo, i lavori scientifici sono alla base della progressione di carriera di ricercatori, medici, universitari). Le riviste, non potendo attuare una rapida ed efficiente azione di revisione con revisori esperti (peer review), hanno creato degli archivi momentanei di accumulo (alcuni già esistevano) come bioRxiv, medRxiv, ecc ., dove i lavori sono resi immediatamente pubblici  come “preprint” (in attesa di valutazione) e quindi senza peer review, quindi senza giudizio, lasciandolo alla comunità scientifica e a tempi migliori per la revisione formale. In circa due mesi sono stati pubblicati oltre 25000 lavori scientifici sul virus. A questo si aggiunge la presenza di circa 10000 riviste sul mercato scientifico mondiale dette “predatorie”, dai roboanti nomi, molto simili a quelli di famose e qualificate riviste, di proprietà di ricchi imprenditori, spesso asiatici o medio-orientali, con sedi in  paesi come USA, Londra, Svizzera, e accattivanti siti web. Queste riviste coprono tutto lo scibile umano, non hanno revisori (fingono di averli), pubblicano tutto quello che gli autori inviano dietro semplice pagamento (in genere non molto alto), e sono riuscite con mille sotterfugi (per es. chiedono a famosi scienziati di far parte dell’Editorial Board ma senza poi utilizzarli) ad entrare nei sistemi di ricerca automatizzati internazionali per argomenti (tipo PubMed o MedLine, per intenderci) inquinandoli. Molti giovani ricercatori sono attratti da questo sistema per rimpinguare il loro curriculum. Questo determina che queste riviste predatorie, talvolta inconsciamente,  sono citate in  lavori pubblicati su riviste serie, ed il gioco è fatto.

Ecco perché, oggi, in un momento così critico per l’intera umanità, occorre reale competenza critica per discernere tra l’attendibilità di un notizia scientifica corretta e la bufala scientifica. Purtroppo la competenza critica in genere non è dei più giovani, che per ora sono solo degli esperti. La conclusione è che se non si è più che sicuri, le notizie pseudoscientifiche non vanno divulgate in TV o sui giornali.

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