Ricerca   |    Topic attivi   |    Accedi all'area riservata

Logo Medikey
icona
Per accedere è necessaria l'iscrizione a Medikey

 


La gestione del riconoscimento dell'operatore della salute e la trasmissione e archiviazione delle relative chiavi d'accesso e dei dati personali del professionista della salute avviene mediante la piattaforma Medikey® nel rispetto dei requisiti richiesti da
Il Ministero della Salute (Circolare Min. San. - Dipartimento Valutazione Farmaci e Farmacovigilanza n° 800.I/15/1267 del 22 marzo 2000)
Codice della Privacy (D.Lgs 30/06/2003 n. 196) sulla tutela dei dati personali





Test medicina: nuovi sospetti di irregolarità. Docenti chiedono a neo-ministro di superarlo
Administrator
#1 Inviato : sabato 7 settembre 2019 7.25.50(UTC)
Rank: Administration
Messaggi: 6.258

TEST MEDICINA: NUOVI SOSPETTI DI IRREGOLARITÀ. DOCENTI CHIEDONO A NEO-MINISTRO DI SUPERARLO


Il test d'ingresso a Medicina mostra la corda e la politica lo critica: mesi contati per il numero chiuso? Al di là dei tablet in aula denunciati, dei provetti copiatori smascherati e dei vari espedienti segnalati, anche sulla prova del 3 settembre scorso è calata l'ombra della fuga di notizie. «Non è possibile sia un caso che tra le 3 e le 5 della notte del 3 siano stati registrati picchi di ricerca su cellule epiteliali, Khomeini e crisi missili Cuba, argomenti comparsi la...

Per leggere l'intero articolo cliccare qui

Gianpaolo Papaccio
#2 Inviato : sabato 7 settembre 2019 7.25.52(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 85
Sistematicamente ogni anno si grida da parte di parti "interessate" alla difesa legale esperanto ad incassare danari, a presunte irregolarità, che NON sono se non fuga di notizie, create ad arte! Se chi aveva Tablet ed altri mezzi informatici "E' STATO SMASCHERATO" VUOL DIRE CHE IL SISTEMA DI CONTROLLI HA FUNZIONATO EGREGIAMENTE! E la si smetta con le idee balorde di immettere nel sistema ben 60mila "vocati".LA SELEZIONE E' ONDAMENTALE E NECESSARIA, NESSUN SISTEMA A DISTANZA PUO' SOSTITUIRE LA DIDATTICA A MEDICINA IN QUANTO E' NECESSARIO EFFETTUARE L'ATTIVITA' PRATICA E LE AFP ED I MEDICI DEVONO CURARE I MALATI PER CUI SOLO I MIGLIORI POSSONO DIVENTARLO A DIFESA DELLA QUALITA' DELLA SALUTE. BASTA CON LE SPECULAZIONI!
Fabio Emaldi
#3 Inviato : sabato 7 settembre 2019 12.43.34(UTC)
Rank: Newbie
Messaggi: 1

Come ormai tutti sanno sarebbe utile aumentare di tre quattro volte il numero dei specializzandi affidandoli agli ospedalieri e facendogli pagare gli stipendi alle aziende ospedaliere d'altronde in vecchio assistente degli anni 70 80 affiancava sempre l aiuto anziano poteva fare giro di reparto con l aiuto aiutare in sala op. l aiuto e fare le cartelle che poi erano corrette dall aiuto, non vendo le difficoltà nel far così soprattutto, poi per il ps spesso il medico di ps chiede la visita specialistica senza manco vedere il paziente .... 

 

 

 

 

Sergio Santilli
#4 Inviato : sabato 7 settembre 2019 16.52.15(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 644

Corsi e ricorsi storici, aveva ragione da vendere G.B.Vico, che aveva intuito l'andazzo. Una volta ci si sperticava ad invocare il numero chiuso a medicina, ci vollero almeno 10-15 anni di dibattiti e tavole rotonde, per renderlo operativo, con gli ordini dei medici che invitavano i giovani a non iscriversi più a medicina in quanto l'Italia era sovrassatura di medici. Alla fine si decise il numero programmato. Ma non fu sufficiente e si passò al numero chiuso. Sapete la differenza tra le due cose? Per chi non lo sa, il numero programmato veniva stabilito dalle università dal senato accademico dei docenti ed era atto amministrativo, con possibilità di fare ricorso al TAR(tribunale amministrativo..). Il numero chiuso invece è legge di stato che fissa i paletti per l'ingresso a medicina. Io non ho mai capito perché ora venga accettato il ricorso al TAR. Mentre la legge vorrebbe che in seguito ad irregolarità, la prova debba essere ripetuta. Qualcuno mi saprebbe dire del perché il ricorso al TAR?. E nemmeno questo andava bene, perché si diceva che chi prendeva 30 a Milano ,magari non entrava, mentre che prendeva 30 a Caltanisetta(tanto per dire) entrava. E si aggiustò anche questa lacuna, tanto che l'esame è diventato centrale. Poi si sono cacellati anche i nominativi con delle sigle numeriche ad personam e poi si sono inviati gli elabortati ad un lettore ottico centralizzato a Bologna. Ma siccome la pletora dei candidati spinge contro la muraglia per farla cadere ,con tanti pretesti addotti, ecco che ora si torna al passato.Quello di fare entrare tutti,un esercito di 70mila matricole. Saranno poi le università che faranno la selezione. Ma che cxzzx dite,ma quale selezione ? In una nazione dove sotterfugi e combriccole sono di casa, dove i potentati fanno e disfanno a loro piacimento, dove se non hai un "mammasantissima" alle spalle, rimani con un pugno di mosche in mano. SARA' POI LA VTA CHE FARA' LA SELEZIONE. Certo la vita ha selezionato sì i migliori, ad andarsene in giro per il mondo.Forse non li leggete i giornali? Ma è così dico io, i nostri cari giovani, sono abituati a superare ogni ostacolo scolastico senza alcun sacrificio, tanto che qualche politico da strapazzo dei giorni nostri si è spinto a dire di abolire le bocciature dopo i debiti formativi del fantasioso ministro di FI.  Ed io penso che la fortezza del numero chiuso sia destinata a cedere, visto anche l'orientamento del nuovo governo,  a dare tutto a tutti. E nel caso, poi quando hai bisogno di medici seri e preparati e di ospedali che funzionano ovunque, come sarebbe nelle aspettative del malato, ti ritrovi solo e disperato, con una classe medica di bassa caratura. Di bravi ce ne sono, come no, ma raggiungibili solo da alcuni privilegiati. Basta vedere le liste di attesa. Mia moglie sono almeno 4 messi che aspetta per un intervento. Certo, aboliamo il numero chiuso e riapriamo le saracinesche. La cosa apporterà solo del bene alla nazione ed in particolare alla medicina. Saranno le equipe universitarie a fare la selezione. Non aspettano altro. A me non po' fregà de meno, io ho concluso da tempi il mio percorso e parlo solo per esperienza vissuta. Vi risulta che per anni i nostri padroni della sanità pubblica, i politici hanno bloccato le assunzioni e chiuso reparti ed ospedali? Non sapevano che si sarebbe arrivati a questo? Perché ora si lamentano che mancano i medici e se la prendono con i test? Ma dico io, perché alla viglia dell' esame non ci facciamo prestare i test dagli USA? Loro fanno i test per la selezione dei medici e nessuno si lamenta. In Italia invece quelli che preparano e poi scrivono i test per l'esame, fanno tutti gli anni delle fessxrxe.

Vincenzo Scrivano
#5 Inviato : sabato 7 settembre 2019 18.34.27(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 276

Administrator ha scritto:

TEST MEDICINA: NUOVI SOSPETTI DI IRREGOLARITÀ. DOCENTI CHIEDONO A NEO-MINISTRO DI SUPERARLO


[...]

«Non è possibile sia un caso che tra le 3 e le 5 della notte del 3 siano stati registrati picchi di ricerca su cellule epiteliali, Khomeini e crisi missili Cuba, argomenti comparsi la mattina dopo sui fogli degli studenti» commenta Massimo Tortorella, Presidente di Consulcesi sul suo profilo Instagram, riferendosi al il picco di ricerche registrato su Google dall'informatico Andrea Pescetti alla vigilia della prova su argomenti poi effettivamente usciti. «Come ogni anno, anche stavolta il sistema Numero Chiuso ha dimostrato tutti i suoi limiti. Non possiamo continuare a scegliere in questo modo anti-meritocratico la nostra classe medica», scrive Tortorella. E il pool legale Consulcesi mette a disposizione dei candidati su numerochiuso.info per i reclami sul test.

 

Riepilogando:

un tale (Massimo Tortorella) che vive (egregiamente) sulle cause che spinge ad intentare alla minima occasione, critica i test sulla base delle voci inserite nei motori di ricerca (occorrerebbe verificare come siano stati ottenuti questi dati), e sulla base di una sua, personalissima, idea ("Non é possibile sia un caso"), sentenzia che vi é un imbroglio.

E, abbastanza ovviamente, incita tutti a rivolgersi a lui per smascherarlo.

Ma la parte migliore non é questa. La parte migliore consiste nel fatto che poiché il modo sarebbe "anti-meritocratico" la soluzione sarebbe... eliminarlo!

Ci sarebbero diverse analogie da considerare; se le barriere di un passaggio a livello sono inadeguate, anziché melgioralrle le elimino, se i vigili del fuoco non riescono a spegnere gli incendi elimino il corpo dei vigilli del fuoco... un modo intelligentissimo di risolvere i problemi.

Sintetizzando:

Siamo un Paese con un tasso di disoccupazione altissimo. Finor molti adulti hanno campato con lo stipendio dei genitori prima, e con la loro pensione poi. LA generazione successiva non potrà neanche seguire la stessa strada perché si ritroverò genitori senza pensione o quasi.

Questo vale anche per i medici, grazie all'abilità dei nostri politici.Chi amministra la nostra nazione é stato così abile (perché, davvero, ci vuole un'abilità fuori del comune) da riuscire a creare e mantenere una pletora medica e contemporaneamente creare "un'emergenza" per carenza di medici.Era difficilissimo conseguire un tale risultato, ma loro sono riusciti.

Io, le conseguenze le tocco con mano. Il corso di formazione in Medicina Generale prevede anche la frequenza negli ambulatori specialistici dell'ASP; così io vengo a contatto diretto con i "ragazzi" che frequentano il mio ambulatorio. Che poi così "ragazzi" non sono, e che sono approdati alla Medicina Generlae dopo anni di tentativi in altre direzioni, di incarichi a tempo determinato, di lavori precari in piccole strutture private.

Ed ora la soluzione sarebbe l'abolizione del numero chiuso.

Non possiamo permetterci di continuare a fabbricare disoccupati costretti ad emigrare per lavorare; soprattutto se gli unici benefici che si hanno da ciò sono per una parte politica, e per il corpo docenti degli atenei, a scapito dell'intera nazione.

Quando fecei l'Università io (non so adesso), veniva aggiunta una cattedra (quindim un Ordinario) di una materia quando il numero di studenti superava 250 unità. Quindi, 251 studenti di Clinica Medica= 2 corsi, 501= 3 corsi, 751=3 corsi, e così via. Ora che la pacchia é finita, gli atenei spingono per l'abolizione del numero chiuso

Administrator ha scritto:
Non ci sarebbero quasi 70 mila pretendenti per 11 mila posti se al contrario l'ingresso a Medicina fosse per tutti e la selezione fosse basata su un trimestre di lezioni con esami da superare ottenendo votazioni alte: è questo il modello proposto dal Rettore dell'università di Ferrara

Questa é un'idea meravigliosa! Si fanno entrare tutti indiscriminatamente (e questi "tutti" impiegheranno tempo e soldi - soldi delle loro famiglie, ovviamente) per vedersi decimati sulla base di cosa? Di una valutazione  agli esami che é quanto di più soggettivo possa esistere (molto di più dei test d'ingresso), e qualora non abbiano raggiunto una votazioni "alte". Ma che vuol dire "votazioni alte"? Se é stato definito un limite per la sufficienza l'hai raggiunta, e puoi proseguire; se non é così, non puoi proseguire. Chi lo decide se la votazione (che ti ha assegnato una commissione d'esame sulla base di valutazioni soggettive) sia abbastanza "alta" da consentirti di proeseguire? La tua valutazione é più che sufficiente, ma la tua sufficienza é insufficiente?

Una certa parte poltica ha strombazzato un'istruzione "per tutti" che istruzione non era, e che ha generato una moltitudine di ignoranti (6 politico a scuola, 18 politico all'università), divenuta poi moltitudine di disoccupati. Poco male, poiché "orientare ed educare le masse" era vantaggioso e divertente; ma il fatto che il divertimento sia terminato non é accettato di buon grado.

L'unica cosa di divertente qui é che quella parte politica che sostiene di fare le cose "per il popolo" lo danneggia, quel popolo, e ne trae vantaggio. Ed il popolo la vota. Ma per favore...

Per il Sig Santilli:

un bando di concorso é compreso tra gli atti amministrativi generali, per cui rientra nella sfera di competenze del Tribunale Amministrativo Regionale. E poiché il concorso é centralizzato, il TAR di competenza é quello del Lazio

 

 




 

Sergio Santilli
#6 Inviato : lunedì 9 settembre 2019 9.27.28(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 644

Caro sig.Scrivano, grazie per la risposta, che ritengo giusta, vista da quel punto di vista. Io seguii tutta la questione del numerto chiuso e programmatico. E si arrivò al numero chiuso sancito per legge, onde evitare ricorsi al TAR che con il numero programmato erano molto frequenti. A quanto pare non è cambiato niente. Allora a cosa è servito passare dal numero programmato al numero chiuso? Forse per evitare che le univeristà gestissero autonomamente il numero di studenti da prendere per il corso di laurea? Vacci a capire. 

Comunque,caro amico, io resto dell'idea che si tornerà alla baraonda dell'accesso a tutti, anche ai cuochi, diplomati negli istituti alberghieri. Sono in tanti a spingere sulla barriera che sbarra l'ingresso al "corpo d'armata" dei 70mila. Il tutto condito con la "barzelletta" che si farà la selezione in itinere. Le solite riforme dei progressiti, che non ne hanno azzeccata una e pure si considerano infallibili. Grandi maitres a penser.

giovanni colonna
#7 Inviato : martedì 10 settembre 2019 10.09.12(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 48

Ad oggi, vedo solo tante discussioni, tante frecciatine, tante opinioni divergenti ma nessuna reale ipotesi o idee su come potrebbe o dovrebbe essere, almeno una ipotesi, piccola piccola. Senza nessuna vena polemica e senza pro o contro (sono agnostico e non ho la soluzione), penso sia importante capire com’era e come è, come si affrontavano i problemi e come si affrontano, senza preclusioni mentali e senza nascondersi dietro alla politica. Ho vissuto in prima persona quello che racconto e ho attraversato tutte le epoche di cui parlo, avendo avuto parte attiva e responsabilità reali in queste vicende. Fu all’inizio degli anni 70 che l’interesse per medicina crebbe gradualmente. Quelle che erano aree di sapere regolate dall’origine sociale e scolastica (il liceo classico accedeva a tutto, lo scientifico in certi settori, le scuole tecniche in pochi ambiti) erano state liberalizzate, quindi, se mi concedete il termine, il mercato si era allargato (non commento le motivazioni socio-politiche, racconto solamente quello che ho vissuto). Moltissimi, allora, puntavano a medicina per la possibilità di fare un lavoro prestigioso e ben remunerato. In quegli anni ci fu una graduale vera invasione, con una forte spinta delle famiglie, che sognavano il salto sociale per i propri figli. Tantissimi venivano dalle campagne o da piccoli paesini con la corriera o il trenino (essere un fuori sede era un costo quasi mai sopportabile). Era la prima volta che l’accesso al sapere era alla portata di tutti. Quanti di voi che leggete eravate tra quegli studenti? Forse i più anziani. Nei grossi atenei corsi da 1000 – 1200 studenti non erano una novità, era il quotidiano (da noi, con 7000 iscritti, avevamo sei corsi, solo perché avevamo più o meno sei docenti per ogni disciplina e sei grosse aule, il raddoppio dei corsi dopo i 250 è venuto molto dopo). A questo punto riflettiamo un attimo. Gli atenei erano più o meno ancora quelli che derivavano dal periodo post bellico, il numero dei docenti per niente pari a quello di oggi, soldi pochi, tensioni sociali molte. Questo significava poche aule e pochi docenti. I fatti registrarono un risultato “anomalo”, perché nessun rettore si lamentò, nessun docente si lamentò, nessun bidello si lamentò, nessun studente si lamentò. Le aule funzionavano dalle 8 del mattino fino alle 18-19 del pomeriggio, sei giorni su sette. Non deve sfuggire che all’epoca, al primo anno, insieme alla statistica, chimica, biologia, istologia, anatomia I, c’era, in molti atenei, anche un corso di matematica (semplice, ma pur sempre matematica). L’impulso delle materie di base (o cosiddette biologiche) era molto forte e copriva integralmente i primi due anni e gran parte del terzo con la patologia generale I e la farmacologia I. Veniamo ora agli studenti. All’inizio erano tutti in aula (famose le corse per prendere il posto buono portandosi la sediolina pieghevole), poi il proseguire delle lezioni li rendeva partecipi del fatto che i programmi non erano semplici e, prima di Natale, moltissimi cambiavano Facoltà (si poteva fare entro il 31 dicembre). Tra l’inizio dell’anno nuovo, e carnevale sparivano altri studenti e i posti in aula diventavano addirittura sufficienti. Non c’erano i corsi trimestrali o semestrali (che in America, da cui abbiamo scimmiottato il termine, durano sei mesi esatti, poi gli esami)  ma solo corsi annuali (di sei mesi esatti e poi esami), da ottobre-novembre a inizio maggio. A maggio subito gli esami, che finivano sempre nei primi giorni di agosto, per ripigliare a settembre per i meno preparati. Esami tutti i giorni, quasi di continuo, con scarse interruzioni (e bisognava fare pure ricerca). Non molti superavano l’esame subito. Chi lo ripeteva più volte, spesso spariva ed andava altrove, non so dirvi dove. Alla laurea (dopo sei anni esatti) di un corso arrivavano si è no 40 – 50 studenti, il resto si disperdeva negli anni. In quell’epoca nessuno si è mai lamentato. Tutti svolgevano il proprio ruolo dando il proprio contributo. In quell’epoca abbiamo selezionato medici molto ben preparati che hanno lavorato in giro per l’Italia e che oggi sono medici competenti e professionisti eccellenti, anche se piano piano vanno in pensione e portano con se le proprie competenze senza averle potute trasmettere.  Oggi tutto è diverso, essenzialmente tutti si lamentano, chi in un verso, chi nell’altro. Niente va bene. I rettori si lamentano perché dicono di non avere le strutture (oggi migliori di ieri), non hanno soldi (oggi più di ieri). I docenti si lamentano per i corsi “affollati” da due – trecento studenti (prima era molto di più), gli studenti che superano l’ammissione si lamentano perché i corsi e le infrastrutture sono scadenti, ma, alla fine, essi arrivano tutti a laurearsi. Non si perde più nessuno, indipendentemente dalla reale preparazione, perché oggi gli atenei non possono permettersi di perdere i pochi studenti per la strada. Poi vengono catapultati allo sbando in circuiti professionali, pubblici o privati che siano, dove non trovano maestri, sono sottopagati, lavorano al limite delle leggi e delle umane possibilità (e anche oltre), coprendo in tal modo tutte le defaillances del sistema in cui lavorano (ed assumendosi in prima persona gli esasperati rischi professionali, amplificati ed esacerbati da un’altra classe professionale, gli avvocati, spinti dai loro problemi di lavoro e sopravvivenza). Detto questo, sarebbe utile dare un contributo reale alla discussione, dicendo cosa potrebbe essere utile  e per quale soluzione. Lamentarsi non serve. Bisogna proporre soluzioni, e chiunque di voi, avendo conosciuto sulla propria pelle  le problematiche “è” in grado di proporre una sua soluzione o parti di essa. Scusatemi il lungo scritto, ma, per capire e proporre, bisogna mediare tra passato e presente, conoscendo i problemi e la loro evoluzione. Tutti hanno lamentele e/o frammenti di verità da esternare, ma se non si è in grado di proporre idee, soprattutto per il futuro dei vostri figli (che inevitabilmente saranno o medici, o pazienti), ma vi lamentate o urlate, qualcosa non quadra. Le soluzioni difficilmente sono delle verità di singoli, spesso derivano dalla mediazione tra tutte le componenti. E se non ci sono idee e ipotesi di lavoro, non ci saranno nemmeno le soluzioni. Una considerazione sorge però spontanea a chi legge, ma una soluzione la si cerca veramente?

Un saluto a tutti

Vincenzo Scrivano
#8 Inviato : martedì 10 settembre 2019 15.04.17(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 276

Caro Giovanni,
certo che no; non la si cerca veramente. La si cercasse, si sarebbe trovata da un pezzo; se non una soluzione ottimale, almeno una approssimativa. Sempre meglio dei discorsi inutli che si sentono da anni, ed equivalgono a pestare l'acqua del mortaio.

Personalmente credo che la situazione che tu esponi, sebbene non lo affermi esplicitamente, non descriva semplicemente la condizione universitaria che si viveva in passato, da comparare all'attuale; tu implicitamente descrivi una condizione sociale, e le sue interazioni con quella universitaria prima e professionale poi.

Quello che tu chiami "interesse per la medicina" fu in realtà "interesse per la professione medica"; il medico aveva una posizione sociale (e conseguentemente anche economica) elevata, e tale posizione era raggiungibile con uno sforzo tutto sommato molto modesto. Meno modesto lo sforzo per chi avesse voluto essere un bravo professionista, ma questo interessava solo a chi avesse avuto "interesse per la medicina", esiguo sottoinsieme di coloro interessati alla professione.

Avrei una molteplicità di aneddoti da raccontare riguardo a come si poteva conseguire una laurea senza aver acquisito un bagaglio culturale che quella laurea avrebbe dovuto rappresentare; ma li tralascio per ovvi motivi. E' l'uomo che dà valore al simbolo, e non il contrario; da ex marzialista (ma basterebbe il mero buonsenso) so bene che una cintura nera può essere acquistata in qualsiasi negozio di articoli sportivi, ma il fatto di acquistarla ed indossarla, di per sé, non incrementa di un milionesimo la preparazione atletica o quella tecnica.

Accanto a coloro che sono divenuti bravi professionisti, vi sono coloro che sono divenuti "non bravi pseudoprofessionisti", e che spesso hanno trovato collocazioni di tipo amministrativo, negli enti pubblici, divenendo il "braccio armato" della politica (che nel frattempo si faceva strada nella medicina), e che oggi percepiscono gli stessi emolumenti di un primario interdivisionale, quando valgono, intellettualmente e culturalmente, meno di un portantino.

Più dignitosa é stata la ritirata di coloro che, come tu dici, si sono dispersi negli anni. Hanno trovato occupazioni alternative; e fin quando non le hanno trovate, hanno vissuto sulle spalle della famiglia d'origine.

Ed é proprio questo il punto: non possiamo più permetterci quest'onere, come Paese. E non solo relativamente alla Medicina, ma ad ogni professione. La disoccupazione é sempre più alta, e per le famiglie mantenere figli o fratelli disoccupati diviene sempre più difficile. Quando la generazione degli attuali pensionati sarà stata decimata dal trascorrere del tempo, più che difficile sarà impossibile.

Una nazione come la nostra non può più permettersi di non programmare con attenzione i ruoli lavorativi e sociali; altrimenti, davanti alla discrepanza tra domanda ed offerta, l'offerta dovrà essere diretta ad altri. Dovrà emigrare. Che é quello che succede. Però, poiché la società vive dei proventi di chi in essa lavora, l'emigrazione innesca un circolo vizioso che ne amplifica l'entità.

Resta la tua domanda: qual é la soluzione? La Soluzione vera, e cioè la pianificazione dell'occupazione, é veramente complessa. "Parte di essa", come tu dici, e specificatamente quella relativa all'accesso alla facoltà, é veramente semplice; o, almeno, a me sembra di vederla così.

In ogni campo delle nostre attività facciamo riferimento a test per saggiare conoscenze ed abilità, che variano dalle capacità più generiche ed aspecifiche, a quelle più particolari e specialistiche. Un esempio del primo tipo  é costituito dai test per la valutazione del Quoziente Intellettivo, un esempio del secondo dalle domande a risposta multipla per conseguire una "patente" (dalla guida degli autoveicoli alle trasmissioni radio)

Sono due esempi che si pongono agli estremi di uno spettro, ma tra i due estremi lo spettro esiste; non c'é il vuoto.

E' ragionevolmente presumibile che chi abbia "interesse per la medicina" quello vero abbia acquisito, proprio per "interesse", delle informazioni ad essa attinenti, ancorché non di livello professionale, e che abbia quel minimo di apertura mentale necessaria ad utilizzare tali informazioni in maniera ragionata. Non é difficile preparare dei test che tengano conto di questo, un misto tra i test attitudinali e quelli di cultura, non generale ma attinente alla materia; sarebbe incomparabilmente più valido che non selezionare gli studenti sulla base del fatto che sappiano che specie di roccia sia il plagioclasio o quante siano le versioni di Canzonissima presentate da Raffaella Carrà, non trovi?

Se vogliamo trovare non la Soluzione, ma, come tu dici, "parte di essa" credo che questa sia alla portata di ogni persona mediamente intelligente. Se invece volessimo trovare la Soluzione, questa é chiaramente molto più complessa e non può essere ricavata da una discussione su un forum, ma dev'essere studiata in altre sedi.

Però... se in quelle altre sedi non si trova nemmeno "parte di essa", vuoi tu che si trovi la Soluzione?

Un caro saluto

giovanni colonna
#9 Inviato : mercoledì 11 settembre 2019 10.28.12(UTC)
Rank: Advanced Member
Messaggi: 48

Caro Vincenzo,

conosco molto bene i sottoinsiemi di cui parli, e anche i sottoinsiemi dei sottoinsiemi. Fortunatamente per tutti, nelle aule universitarie c’è sempre un 6 – 7% di studenti naturalmente bravi. Questi hanno poco bisogno del professore, basta un nulla e capiscono. Sfortunatamente, molti di essi diventano i nostri migranti (colti, ma pur sempre migranti italiani). Una volta, a medicina, c’era un 20% di studenti spinto dalle famiglie che aspiravano al famoso salto sociale. Lottavano disperatamente per procedere, ora sono spariti. Il resto si arrangia in tutti i modi (corretti e non corretti). Purtroppo, essi rappresentano il frutto della scadente formazione italiana, dalle materne fino all’università. Il problema è generale, ma, se questa è l’Italia, possiamo fare molto poco perché, creare cittadini professionalmente all’altezza, è un lavoro molto lungo e articolato che i politici (che hanno vita breve) in genere non trovano conveniente affrontare, anzi preferiscono la situazione attuale. Tutto questo si riverbera inevitabilmente nella complessa programmazione e gestione del sistema sanitario nazionale, che, fino a quando rimarrà sotto la gestione diretta di boiardi della politica locale, sarà di “multiforme aspetto” perché “le cose male o fantasiosamente amministrate hanno scarsa durata”.  Comunque, per cominciare, occorrerebbe richiedere a gran voce un tavolo nazionale (rotondo, come quello di Artù Pendragon) dove tutte le parti in causa devono essere rigorosamente rappresentate, anche quelle senza il marchio istituzionale, come gli studenti. Se si troverà il Santo Graal, non lo so, ma almeno bisognerebbe avere il coraggio per cominciare, perché, se non è così, significa che “stiamo tutti bene, non c’è nulla per cui ci dobbiamo preoccupare e scomodare” (Mirkoeilcane, Sanremo 2018).

Un caro saluto

Forum Jump  
Tu NON puoi inviare nuovi topic in questo forum.
Tu NON puoi rispondere ai topics in this forum.
Tu NON puoi cancellare i tuoi messaggi in questo forum.
Tu NON puoi modificare i tuoi messaggi in questo forum.
Tu NON puoi creare sondaggi in questo forum.
Tu NON puoi votare nei sondaggi di questo forum.