nov32011
Fibrillazione atriale nello sportivo: cause e terapie
Dall'università del Wisconsin una revisione su un frequente problema cardiologico: analizzati i dati epidemiologici e illustrati i possibili meccanismi fisiopatologici implicati, si entra nel complesso ambito del trattamento, dagli antiaritmici convenzionali alle nuove tecniche ablative
La fibrillazione atriale (Af) costituisce l'aritmia più comune tra le persone che praticano sport, a livello sia agonistico sia amatoriale. Del resto è la tachiaritmia più diffusa anche nella popolazione generale. Esistono però, tra le forme che colpiscono gli atleti e le persone sedentarie, alcune rilevanti differenze, che riguardano la presentazione clinica, la patogenesi e le strategie di trattamento. Tutti aspetti trattati in una revisione sistematica, realizzata da
Mohit K. Turagam, dell'università del Wisconsin, a Madison (Usa), e colleghi.
Rischi sia da training brevi e intensi sia da sport di lunga durata
L'Af si osserva con maggiore frequenza negli sportivi di mezza età, più che nei giovani atleti, e recenti studi hanno dimostrato che la sua prevalenza è maggiore, rispetto alla popolazione generale, in quanti sono coinvolti in allenamenti intensi di breve durata o in attività sportive di lungo periodo. Altri studi evidenziano, inoltre, maggiori rischi di sviluppare Af negli uomini di mezza età (<50 anni) che svolgano attività fisica regolare moderata o intensa, o che pratichino jogging più di 5 volte a settimana (rischio =/>53%), rispetto a chi non si tiene in esercizio. La presentazione dell'Af negli atleti è solitamente parossistica con crisi occasionali.
All'origine il rimodellamento atriale da esercizio prolungato
La cause dell'Af negli sportivi sono varie. Innanzitutto vi sono modificazioni anatomiche che predispongono al disturbo, in particolare rimodellamenti morfologici dell'atrio conseguenti a un sovraccarico volumetrico e/o pressorio di lunga durata correlato alla pratica sportiva. Un esercizio eccessivamente prolungato, inoltre, può portare a un'infiammazione cronica sistemica che, modificando il substrato atriale, favorisce la comparsa e il mantenimento dell'Af. Anche l'iperattivazione del tono vagale indotta dalla pratica sportiva ha effetto proaritmico, in quanto determina una riduzione del periodo refrattario atriale. Da non sottovalutare, infine, la possibilità che un'Af sia innescata da un inappropriato intake di fluidi dopo sforzo, con deidratazione e deplezione elettrolitica.
Prevenzione delle recidive con Ace-inibitori, sartani e statine
Comunque, la presenza di un'Af in uno sportivo è anormale e impone accertamenti (test di funzionalità tiroidea, ecocardiografia, Ecg da sforzo in caso di sospetta ischemia). Va verificato l'uso di alcool o di farmaci dopanti: in entrambi casi la sospensione spesso è risolutiva. Nei casi di sindrome da sovrallenamento è d'obbligo l'astensione dall'esercizio sportivo fino al controllo dell'Af. In farmacoterapia vanno esclusi beta-bloccanti, calcio-antagonisti e digossina in quanto considerati dopanti, mentre per prevenire le recidive di Af, specie dopo ablazione, sono utili Ace-inibitori, sartani e statine. La cardioversione è riservata ai più giovani, nei casi di Af di durata <48 ore. L'ablazione transcatetere sembra permettere la ripresa dell'attività 6 mesi dopo l'intervento, ma l'agonismo può essere ripreso solo nei soggetti asintomatici e con adeguata frequenza ventricolare.
Am J Cardiol, 2011 Oct 22. [Epub ahead of print]