Cardiologia

giu12012

Fattori di rischio per predire trombosi dello stent

Per quanto sia un evento raro, la trombosi dello stent è un evento molto grave e va pertanto tenuto in considerazione. Ricercatori dell'Unità di cardiologia interventistica dell'Ospedale San Raffaele di Milano hanno elencato i dati epidemiologici, i fattori predittivi noti, i metodi preventivi farmacologici e le nuove tecnologie dei device

Nonostante sia un evento raro, la trombosi dello stent (St) è un evento molto grave, che porta di solito a infarto acuto con sovraslivellamento del tratto St (Stemi) o a morte improvvisa, e va pertanto sempre tenuto in considerazione. Tre operatori dell'Unità di cardiologia interventistica dell'Ospedale San Raffaele di Milano hanno elencato i dati epidemiologici disponibili, i fattori predittivi noti, i metodi preventivi farmacologici e le nuove tecnologie per la realizzazione dei device.

Dispositivi a metallo nudo o a eluizione di farmaco, esito uguale
I dati attuali relativi all'incidenza di St variano a seconda della durata del follow-up: in fase “precoce” (ossia  da 24 ore fino a 30 giorni dopo l'intervento coronarico percutaneo, Pci) può arrivare fino al 20%. In seguito, grazie soprattutto ai perfezionamenti in terapia antipiastrinica (Dapt), si ha una significativa diminuzione di eventi. Non sono dimostrate, inoltre, differenze significative di incidenza di St tra stent a metallo nudo (Bms) o a eluizione di farmaco (Des); in entrambi i casi la maggior parte di St (>70%) si verifica entro 30 giorni dalla procedura. Nel caso dei Des, alcune evidenze inducono a ritenere vi possa essere un effetto di classe, ossia un'efficacia variabile a seconda del farmaco eluito dal polimero dello stent (paclitaxel, sirolimus, amphilimus, tacrolimus, everolimus, biolimus-A9), ma i dati non sono definitivi.

Valutazione del paziente e ottimizzazione dell'intervento
La St colpisce soprattutto pazienti complessi con gravi comorbilità. Se insorge in fase acuta, di solito è dovuta a fattori periprocedurali, come un'incompleta espansione dello stent o un basso Timi flow (flusso di sangue nelle coronarie epicardiche). In ogni caso, il motivo più frequente di St precoce o tardiva è la sospensione della Dapt. Pertanto se i fattori di rischio pertinenti alla storia del paziente e le caratteristiche delle lesioni non sono modificabili, l'incidenza di St può essere ridotta ottimizzando l'esecuzione dell'intervento. A tal fine occorre valutare attentamente il paziente per stabilire il regime Dapt adatto e il rischio di sanguinamento. L'ausilio della sonda ecografica intravascolare è poi importante per guidare le fasi di espansione e posizionamento dello stent di dimensioni adeguate.

Doppia terapia antipiastrinica per almeno 12 mesi
Il fondamento della prevenzione della St sta nella doppia terapia antipiastrinica, basata sulla somministrazione di clopidogrel e acido acetilsalicilico (Asa) per almeno 12 mesi dopo l'intervento. Vari fattori incidono su questa misura preventiva, come la resistenza al clopidogrel, le interazioni farmacologiche (in particolare con gli inibitori di pompa protonica) e la mutazione dell'allele Cyp2C19 che impedisce la conversione epatica in metabolita attivo del clopidogrel. Passando all'evoluzione degli stent, questa ha portato allo sviluppo di polimeri biodegradabili allo scopo di evitare l'infiltrazione eosinofila frequente in quelli non riassorbibili; gli sviluppi più recenti riguardano stent bioassorbibili con guarigione del vaso e ripristino della normale funzione vascolare.

Thrombosis. 2012; 2012: 956962


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