Cardiologia

lug162012

Esc: le novità sul fronte dei trattamenti farmacologici

Sul versante della terapia farmacologica si notano tre principali cambiamenti, ce li illustra in dettaglio la dottoressa Frigerio: 

  1. «estensione delle indicazioni all'impiego di antialdosteronici nei pazienti con disfunzione sistolica del ventricolo sinistro e classe funzionale non avanzata, sulla scorta dello studio Emphasis-Hf, che ha mostrato un beneficio sulla sopravvivenza incluso la riduzione delle morti improvvise in pazienti in II classe Nyha, di età > 55 anni, e storia di ricovero per scompenso»;
  2. «parziale ridimensionamento del ruolo degli antagonisti recettoriali II in associazione agli Ace-inibitori, in conseguenza del miglior vantaggio offerto dagli antialdosteronici e del rischio di iperkaliemia con triplice terapia di antagonismo del sistema Raas»;
  3. «introduzione dell'ivabradina nel bagaglio terapeutico, seppure tra i farmaci il cui ruolo é al presente ancora non ben definito. L'ivabradina é suggerita nei pazienti con FC >70 nonostante terapia betabloccante o con intolleranza ai betabloccanti, allo scopo di ridurre le ospedalizzazioni, sulla base dello studio Shift».

«Si tratta» spiega Frigerio «di una molecola con meccanismo d'azione innovativo (riduzione della frequenza nei soggetti in ritmo sinusale, senza interferire con la contrattilità o la conduzione) il cui impiego, in una sottoanalisi dello studio Shift, si é dimostrato associato a un rimodellamento inverso, parametro usualmente associato a un vantaggio prognostico di lungo periodo nei pazienti con insufficienza cardiaca cronica».  


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