Endocrinologia

dic92016

Minore rischio di ipoglicemie notturne con insulina glargine nella nuova formulazione da 300 U/ml

In occasione dell'ultimo congresso annuale dell'American Diabetes Association (10-14 giugno 2016, New Orleans) sono stati presentati i risultati di un'ampia metanalisi post-hoc degli studi EDITION I, II e III: 2.468 pazienti > 18 anni affetti da diabete di tipo 2, trattati per 6 mesi con Insulina Glargine 300 U/mL o Insulina Glargine 100 U/mL in mono-somministrazione giornaliera, titolata in modo da raggiungere una glicemia a digiuno auto-misurata di 80-100 mg/dL. I partecipanti sono stati classificati a seconda della loro funzionalità renale (espressa in mL/min/1.73 m2): a) perdita moderata (30-59): 399 pazienti; b) perdita lieve (60-89): 1386 pazienti; c) funzionalità normale (> 90): 683 pazienti. 

«Gli esiti di interesse valutati dopo 6 mesi di trattamento erano la variazione dell'HbA1c rispetto al basale e le percentuali di pazienti che raggiungevano un obiettivo di HbA1c < 7% e < 7.5%» riporta Vincenzo Novizio, della Commissione Farmaci AME (Associazione Medici Endocrinologi). «I ricercatori hanno inoltre valutato il numero cumulativo di eventi ipoglicemici, il rischio relativo di almeno un evento ipoglicemico (confermato o grave) e il tasso di ipoglicemie per anno-paziente (notturne e in qualunque momento)». L'insulina Glargine-300 si è dimostrata non inferiore a Glargine-100 in termini di riduzione dell'HbA1c, indipendentemente dalla funzione renale, e le analisi non hanno evidenziato alcuna eterogeneità degli effetti del trattamento nei tre sottogruppi (P = 0.46). «Tuttavia» nota Novizio «rispetto al gruppo trattato con Glargine-100, nel gruppo trattato con Glargine-300 il rischio di ipoglicemia confermata (≤ 70 mg/dL) o grave è risultato significativamente inferiore di notte (30% contro 40% complessivamente), mentre è risultato paragonabile o inferiore nelle 24 ore». Gli episodi di ipoglicemia grave sono stati rari e la funzione renale non ha influenzato il tasso di ipoglicemie gravi, notturne o in qualsiasi momento.

Tre sono gli analoghi dell'insulina umana a lunga durata di azione (cosiddette insuline "basali"), prodotti con la tecnica del DNA ricombinante, attualmente disponibili nel nostro Paese: glargine (Lantus, Sanofi), detemir (Levemir, Novo Nordisk) e degludec (Tresiba, Novo Nordisk). «L'insulina glargine» ricorda Novizio «è stato il primo analogo di questa categoria immesso in commercio». Dal 9 febbraio 2016 è disponibile, anche in Italia, l'insulina glargine biosimilare (primo biosimilare per la terapia insulinica), sviluppato da Eli Lilly e Boehringer e commercializzato con il nome di Abasaglar. «Dal 1 agosto 2015 (GU n. 177) è stata immessa in commercio nel nostro Paese una formulazione di insulina glargine ad alta concentrazione (300 U/mL, invece delle 100 U/mL della Lantus) con il nome di Toujeo (Sanofi). «Concentrando un farmaco in un volume minore, l'assorbimento sottocutaneo diventa più lento e quindi più protratto nel tempo e in un certo senso più costante e prolungato» spiega Novizio. «Rispetto alla formulazione da 100 U/mL, quella da 300 U/ml ha dimostrato di esercitare un controllo glicemico più stabile e prolungato, assicurando così una bassa variabilità della glicemia a livello individuale e nell'arco della giornata». 


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