Endocrinologia

dic92016

Ipotiroidismo subclinico, ripetere il dosaggio del TSH prima di decidere il trattamento

Un'autentica esplosione del consumo di levotiroxina negli ultimi 7 anni, di qua e di là dell'Atlantico. È quanto documentato da un recente lavoro su "Lancet Diabetes and Endocrinology" pubblicato online il 28 ottobre scorso, da una fonte autorevole: la "Knowledge and Research Unit in Endocrinology, Diabetes, Metabolism and Nutrition" (KER-ENDO) della Mayo Clinic di Rochester (Minnesota, USA). A dispetto di una prevalenza relativamente bassa (0,2-2,0%) e di un'incidenza sostanzialmente stabile di ipotiroidismo clinico franco- si legge - il consumo di levotiroxina è aumentato negli Stati Uniti da 97 milioni di prescrizioni del 2007 a 120 milioni del 2014 (+24%) divenendo il farmaco più prescritto dell'anno, mentre in Gran Bretagna il balzo è stato in proporzione di gran lunga superiore: da meno di 3 milioni del 1998 a 19 milioni del 2007, per arrivare nel 2014 a 29 milioni di prescrizioni (+ 867%).

«La causa di ciò, secondo gli autori, è il laboratorio» commenta Marco Caputo, del Laboratorio Chimica Clinica ed Ematologia, Ospedale G. Fracastoro, Azienda USL 20, Verona «perché soltanto il risultato di laboratorio è alla base del trattamento di pazienti il cui unico segno di "anomalia" è rappresentato da un valore di TSH al di sopra dell'intervallo di riferimento. Mentre, a oggi, non esisterebbero evidenze di un sostanziale beneficio almeno paragonabile ai costi - che invece sono certi - sia monetari che sanitari (in termini di potenziali rischi iatrogeni, specialmente nella popolazione anziana)». Sarebbe preferibile inserire questi pazienti in studi clinici controllati, piuttosto che estendere a tutti un trattamento sostitutivo cronico il cui valore è tutto da dimostrare, prosegue Caputo. «Autorevoli organizzazioni come l'American Thyroid Association raccomandano di controllare la funzionalità tiroidea di tutte le persone adulte (> 35 anni) ogni 5 anni. Con una prevalenza di ipotiroidismo subclinico stimata al 12%, e con il suggerimento di trattare tutti i soggetti con valori ≥ 10 mUI/L e quelli con valori tra 5.5 e 10 mUI/L che presentino sintomi riferibili a ipofunzione ghiandolare, le cifre sui consumi del farmaco non sorprendono» osserva Caputo. Risulta infatti che in Gran Bretagna il numero di soggetti con TSH ≤ 10 mUI/L trattati con levotiroxina sia aumentato di quasi una volta e mezzo dal 2001 al 2009.

«Come possibile rimedio a questa situazione» spiega Caputo «gli autori suggeriscono una strategia basata sulla ripetizione del dosaggio del TSH, possibilmente nello stesso laboratorio del primo dosaggio, e dopo aver fatto passare dai 3 ai 6 mesi dal primo prelievo, prima di adottare decisioni di trattamento». Infatti, si sottolinea, «circa il 60% dei TSH elevati rientra verso la norma senza interventi terapeutici, probabilmente perché si superano condizioni stressanti intercorrenti e si smette di usare farmaci interferenti con la funzionalità tiroidea, senza dimenticare che l'anziano ha di per sé un set-point del TSH più alto». Se si decide di iniziare comunque il trattamento sostitutivo - sostengono gli autori - questo deve prevedere il dosaggio minimo e l'efficacia andrebbe monitorata regolarmente. Tutto questo nell'attesa di risultati attendibili di studi finalizzati alla valutazione comparata di efficacia perché "l'outcome che desideriamo non è un TSH normale ma una buona qualità di vita".

Bibliografia
Rodriguez-Gutierrez R, Maraka S, Singh Ospina N, et al. Levothyroxine overuse: time for an about face? Lancet Diabetes Endocrinol, 2016 Oct 28. doi: org/10.1016/S2213-8587(16)30276-5. [Epub ahead of print]
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