Endocrinologia

nov132018

Controllo glicemico nel DM2, restrizione calorica intermittente e continua a confronto

Un recente studio di "non inferiorità" condotto in Australia ha confrontato i risultati di 12 mesi di Restrizione Energetica Intermittente (REI) e Restrizione Calorica Continua (RCC), riguardo a controllo glicemico e perdita di peso. «La REI è una restrizione calorica marcata, adottata soltanto per due giorni alla settimana, mentre negli altri cinque sono conservate le comuni abitudini alimentari» spiegano Giovanni De Pergola e Isanna Murro, Ambulatorio di Nutrizione Clinica, UOC di Oncologia Medica, Dipartimento di Medicina Interna e Oncologia Umana (DIMO), Università degli Studi Aldo Moro, Policlinico di Bari. «La REI è un metodo alternativo di perdita di peso, che sta diventando molto popolare perché sembra praticabile con minore difficoltà rispetto alla RCC». Una revisione sistematica, che ha esaminato studi condotti in individui in sovrappeso od obesi in buone condizioni generali di salute, ha dimostrato che la REI è un metodo efficace per ottenere una perdita di peso paragonabile a quella ottenuta mediante RCC, con un calo ponderale di 3-5 kg in circa 10 settimane (Seimon RV, et al. Mol Cell Endocrinol, 2015). Anche altri metodi di restrizione energetica intermittente, come il "digiuno modificato a giorni alterni", hanno dimostrato una perdita di peso confrontabile con quella ottenuta con la RCC (Trepanowski JF, et al. JAMA Intern Med, 2017), aggiungono De Pergola e Murro, mentre nei soggetti con DM2 non vi sono ancora risultati di studi clinici su REI a lungo termine, anche se sono disponibili dati incoraggianti a breve termine (tre mesi) (Carter S, et al. Diabetes Res Clin Pract, 2016).

Nello studio australiano citato all'inizio, riportano gli specialisti, «sono stati arruolati 137 pazienti ≥ 18 anni (media 61), ambosessi (77 F, 60 M), con stato di salute complessivo buono, DM2 (HbA1c 7.3%), obesi (BMI medio 36 kg/m2 e non < 27 kg/m2), PA < 160/100 mm Hg. Sono stati esclusi pazienti con pregressi interventi di chirurgia bariatrica, in gravidanza o durante allattamento». I pazienti, specificano De Pergola e Murro, sono stati randomizzati (1:1) in due gruppi: 1) REI (n = 70): assunzione di un regime calorico di 500-600 kcal/die in due giorni non consecutivi della settimana e della dieta abituale negli altri 5 giorni della settimana, con un quantitativo di proteine non < 50 g/die; 2) RCC (n = 67): dieta stabile di 1200-1500 kcal/die in tutti i giorni della settimana (proteine 30% delle calorie totali, carboidrati 45% e grassi 25%). «All'inizio dello studio» proseguono «in alcuni pazienti che lamentavano saltuari episodi di ipoglicemia, sono stati ridotti numero e dosaggio dei farmaci ipoglicemizzanti. Durante lo studio, la terapia con sulfaniluree e insulina è stata ridotta in coincidenza con la dieta ipocalorica o sospesa nei giorni di regime calorico < 500-600 kcal/die». L'outcome primario era costituito dalle modificazioni di HbA1c; l'outcome secondario dalla perdita di peso.

Questi I risultati: 97 pazienti hanno completato lo studio. L'analisi statistica intention-to-treat ha mostrato (media + SEM): a) riduzione simile di HbA1c: RCC -0.5% (0.2) vs REI -0.3% (0.1); b) riduzione simile del peso corporeo: RCC -5.0 (0.8) kg vs REI -6.8 (0.8) kg. Non sono risultate differenze significative a 12 mesi per altri parametri, quali composizione corporea valutata mediante DEXA (perdita di massa grassa o magra), glicemia a digiuno e lipidi plasmatici. Nei pazienti trattati con sulfaniluree e insulina, gli eventi ipoglicemici o iperglicemici non sono risultati significativamente differenti nelle prime due settimane del trattamento dietetico. «In conclusione» commentano De Pergola e Murro «la REI è una valida strategia dietetica alternativa per la riduzione della HbA1c, paragonabile alla RCC nei pazienti con DM2».

JAMA Network Open 2018, 1: e180756. doi:10.1001/jamanetworkopen.2018.0756
https://jamanetwork.com/journals/jamanetworkopen/article-abstract/2688344


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