Speciale elezioni 2018

feb82018

Elezioni, Gimbe: dai partiti proposte grottesche. Nella nuova legislatura Ssn a rischio

 
Elezioni, Gimbe: dai partiti proposte grottesche. Nella nuova legislatura Ssn a rischio
Un milione di posti di lavoro, raddoppio del Fondo sanitario nazionale, nazionalizzazione dell'industria farmaceutica, taglio in massa degli operatori della sanità privata: sono tra le proposte "grottesche" raccolte da Gimbe tra i partiti politici in pieno clima pre-elettorale. Pur non indicando gli autori, il "fact checking" dei programmi dei partiti per la sanità realizzato dalla Fondazione guidata del metodologo clinico Nino Cartabellotta offre un panorama sconfortante in vista del 2020 anno in cui la tutela del diritto alla salute in Italia sarà "ufficialmente" finanziata con solo il 6,3% del prodotto interno lordo e il Servizio sanitario nazionale, per i parametri Ocse, non potrà sostenersi. Alla vigilia di una legislatura che si annuncia decisiva per le sorti SSN, le forze politiche (non tutte) affermano che la salute è un diritto fondamentale da tutelare, osannano la sanità pubblicai italiana come una delle migliori al mondo e formulano proposte spesso tra loro incoerenti, cercando consensi, di rado dettagliando come finanziarle o come tener conto dell'attuale ripartizione di responsabilità e poteri tra Stato e Regioni.

Non si intravede alcun "piano di salvataggio" del SSN coerente con le principali determinanti della crisi di sostenibilità evidenziata nel 2° rapporto Gimbe: definanziamento, "paniere" LEA troppo ampio, sprechi e inefficienze, deregulation necessaria nella sanità integrativa, diseguaglianze regionali e locali. Che cosa manca? Pochi programmi enfatizzano il concetto di salvaguardare la salute anche nelle politiche ambientali e alimentari. Poche le proposte concrete soprattutto sulla non autosufficienza. Pochissime le strategie concrete per risolvere le diseguaglianze regionali garantendo accesso uniforme ai livelli essenziali di assistenza a tutti i cittadini. «Alcuni programmi puntano, giustamente, a prevenire comportamenti opportunistici e conflitti di interesse che, tuttavia, non configurando reato o illecito amministrativo rimangono difficilmente "governabili". La programmazione del fabbisogno di medici e altri professionisti della salute è, di fatto, presa in considerazione solo da due programmi». Al politico piace parlare di: eliminazione superticket, rimodulazione/eliminazione ticket, riduzione delle liste d'attesa, nuova governance del farmaco, informatizzazione, assunzione del personale, eliminazione del precariato.

Ma per glissare sulle coperture si stringe su proposte di piccolo cabotaggio e rapido consenso o addirittura potenzialmente "tossiche" verso i princìpi di universalismo ed equità: dalla "incentivazione alla competizione pubblico-privato" alla "difesa dei piccoli presidi ospedalieri", dal "rafforzamento delle autonomie locali" alle maggiori autonomie delle Regioni. Fino ai pensieri in libertà citati all'inizio. Nessun programma, in particolare, fa esplicito riferimento alla necessità di rivedere il perimetro dei livelli essenziali di assistenza sfoltendoli in base alle evidenze scientifiche, visto l'imponente definanziamento pubblico del SSN. «Evidentemente annunciare la riduzione delle prestazioni rimane politicamente scomodo», conclude il panel di studiosi coordinato da Cartabellotta. Ma «le forze politiche devono essere consapevoli che è indispensabile rimettere la sanità al centro dall'agenda di Governo. Il diritto costituzionale alla tutela della salute non può essere ostaggio di ideologie partitiche».
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