Diritto Sanitario

gen102017

Responsabilità del ministero della Salute per omesso controllo sul sangue infetto

Con riferimento all'epoca delle trasfusioni originanti la presente controversia (dicembre 1988), esiste la responsabilità del Ministero della salute per aver omesso, o comunque ritardato, l'adozione di cautele già conosciute alla scienza medica, il cui impiego avrebbe evitato o quantomeno ridotto sensibilmente il rischio di contagio anche per il virus HCV, che ancora non era stato esattamente identificato, e per avere tenuto un comportamento non diligente nei controlli e nell'assolvimento dei compiti affidatigli. Quanto al nesso causale fra condotta omissiva del Ministero e danno, già riconosciuto dalla Commissione medica ospedaliera ai fini dell'indennizzo ex L. n. 210/1992, va ricordato che, in tema di responsabilità aquiliana, la giurisprudenza ha affermato essere sufficiente un nesso anche soltanto probabilistico fra l'una e l'altro, soprattutto ove non siano configurabili serie causali alternative.

Il consulente d'ufficio, a questo riguardo, ritiene esistente, con criterio di probabilità maggiore del 50%, il nesso eziologico tra la trasfusione di sangue effettuata il 31.12.1988 e la contrazione dell'epatite virale di tipo C, evolutasi in neoplasia del fegato, che poi ha portato alla morte, escludendo, sulla base delle risultanze delle analisi cliniche eseguite prima e durante il ricovero del 1988, precedenti morbosi, concorrenti o coesistenti. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)
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