Diritto Sanitario

lug112018

Prestazioni residenziali e domiciliari non giustificabile differenza di trattamento

Non si può giustificare in linea astratta alcuna differenza di trattamento, sul piano della previsione degli specifici requisiti di accreditamento oggi in esame, tra le strutture sanitarie che erogano prestazioni residenziali e quelle che erogano invece prestazioni domiciliari, tenuto conto che gli obiettivi di continuità assistenziale, di professionalità e, più in generale, di qualità del servizio vanno egualmente misurati per entrambe sulla base di indicatori, anche organizzativi, che tuttavia prescindono dal tipo di contratto di lavoro prescelto in concreto dagli operatori.

Un chiaro riflesso di questa premessa è contenuto proprio nell'art. 8-quater, comma 3, lettera c), del D.Lgs. n. 502 del 1992 il quale, tra i criteri generali uniformi per l'accreditamento, prevede quello di "garantire che tutte le strutture accreditate assicurino adeguate condizioni di organizzazione interna, con specifico riferimento alla dotazione quantitativa e alla qualificazione professionale del personale effettivamente impiegato", senza tuttavia menzionare affatto la possibilità di prescrivere anche lo specifico tipo di contratto col quale regolare i rapporti di lavoro la cui individuazione rientra, quindi, tra le scelte propriamente datoriali, ovviamente nel rispetto delle norme primarie vigenti. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)
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