Diritto Sanitario

gen92018

Equiparazione del dirigente di Struttura complessa alla figura del vecchio primario

La disciplina normativa della dirigenza medica non presenta alcun aspetto che possa consentire di attribuire al direttore di Struttura complessa lo statuto professionale già delineato per il primario dell'art. 7 D.P.R. n. 128 del 1969, ma al contrario prevede che tutti i dirigenti medici siano dotati di autonomia e responsabilità legate al ruolo e all'esperienza professionale, e distingue il dirigente di Struttura complessa dalla restante dirigenza medica principalmente per le funzioni di direzione ed organizzazione della struttura, e per le responsabilità di tipo organizzativo che ne derivano. Con riguardo all'attività medica svolta nella struttura che dirige, il suo ruolo consiste nell'impartire "direttive a tutto il personale operante nella stessa, e l'adozione delle relative decisioni necessarie per il corretto espletamento del servizio e per realizzare l'appropriatezza degli interventi con finalità preventive, diagnostiche, terapeutiche e riabilitative", non nell'assumere in prima persona la responsabilità di tutte le scelte diagnostiche e terapeutiche.

Neppure la normazione collettiva prevede una posizione di garanzia diretta del dirigente di Struttura complessa rispetto ai singoli malati in cura presso la stessa, fatta eccezione per quanto attiene agli aspetti organizzativi, ma al contrario attribuisce anche al dirigente di Struttura semplice la "responsabilità di gestione di risorse umane e strumentali", così assegnando allo stesso una specifica responsabilità di gestione del reparto a lui affidato, che non può non ricomprendere anche la responsabilità di assicurare il buon espletamento del servizio anche ai fini della correttezza delle scelte diagnostiche e terapeutiche. (Avv. Ennio Grassini - www.dirittosanitario.net)
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