Diabetologia

gen102018

Un programma intensivo di perdita di peso può portare alla remissione del diabete di tipo 2

La progressione clinica del diabete di tipo 2 (DM2) può essere rallentata o addirittura fermata da un programma intensivo di controllo ponderale, secondo quanto conclude uno studio randomizzato pubblicato su The Lancet e coordinato da Michael Lean, dell'Università di Glasgow nel Regno Unito. «A distanza di un anno dall'inizio del programma i partecipanti avevano perso in media 10 chili e la metà era tornata in una condizione di normoglicemia senza usare alcun farmaco» scrivono i ricercatori. L'approccio intensivo di riduzione del peso prevedeva una fase iniziale in cui i pazienti seguivano una dieta a basso contenuto calorico (825-853 calorie/giorno per 3-5 mesi), seguita da una reintroduzione alimentare graduale attuata in 2-8 settimane associata a un supporto psicologico che comprendeva lo svolgimento di una terapia cognitiva comportamentale combinata a strategie per aumentare l'attività fisica. «La terapia medica con antidiabetici e antipertensivi era stata sospesa all'inizio del programma, e i nostri risultati supportano l'efficacia dell'intervento dietetico anche senza farmaci» spiega Lean, ribadendo l'importanza di mantenere a lungo termine il calo ponderale attraverso la dieta e l'esercizio fisico. «Nonostante il suo carattere intensivo, il programma di perdita di peso si è rivelato accettabile per la maggior parte dei partecipanti, con un tasso di abbandono del 21% principalmente dovuto a lutti, traslochi, licenziamenti o modifiche dell'attività lavorativa» concludono gli autori, precisando che il follow-up dei partecipanti proseguirà per altri 4 anni per verificare se la perdita di peso può essere mantenuta a lungo termine. E in un editoriale di commento Matti Uusitupa, dell'Università della Finlandia orientale, scrive: «Dai risultati dello studio emerge che il momento di prima diagnosi del diabete è il punto migliore per iniziare la riduzione del peso e i cambiamenti dello stile di vita: in questo particolare frangente la motivazione del paziente, generalmente alta, può essere ulteriormente migliorata dal lavoro di squadra degli operatori sanitari».

Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)33102-1 http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)33102-1/fulltext

Lancet 2017. Doi: 10.1016/S0140-6736(17)33100-8
http://www.thelancet.com/journals/lancet/article/PIIS0140-6736(17)33100-8/fulltext
Non sei ancora iscritto?     REGISTRATI!   >>
Ultime notifiche dalla community