Diabetologia

mar62018

Tre domande per prevedere esiti cardiovascolari in pazienti con diabete di tipo 2

Sulla base di uno studio pubblicato su Diabetologia, tre domande del questionario autosomministrato Michigan Neuropathy Screening Instrument (MNSI) potrebbero costituire uno strumento semplice, non invasivo e poco costoso per fornire informazioni potenzialmente utili per prevedere il rischio cardiovascolare nella pratica clinica in persone con diabete di tipo 2. «Volevamo capire se il questionario MNSI, che viene di solito usato per diagnosticare la neuropatia periferica nel diabete, fosse in grado di fornire informazioni sul rischio di morte e sugli esiti cardiovascolari» dice Jelena Seferovic, del Brigham and Women's Hospital, Harvard Medical School di Boston, prima autrice dello studio. «Per questo abbiamo analizzato post hoc i dati dello studio Aliskiren Trial in Type 2 Diabetes Using Cardio-Renal Endpoints (ALTITUDE)» prosegue. I ricercatori hanno suddiviso gli 8.463 partecipanti con diabete di tipo 2 e malattia renale cronica o malattia cardiovascolare in due gruppi, uno di training (n=3252) e uno di validazione (n=5.211). Nel gruppo di training, sono state identificate domande specifiche che erano indipendentemente associate a un esito cardiovascolare composito (morte cardiovascolare, arresto cardiaco rianimato, infarto miocardico/ictus non fatale, ricovero per insufficienza cardiaca), che sono state poi valutate nel gruppo di validazione. Le domande associate in modo significativo al risultato cardiovascolare composito erano tre: "Sente le gambe e/o i piedi addormentati?", "Ha mai avuto ulcere ai piedi?" e "Le fanno male le gambe quando cammina?".

Nel gruppo di validazione, dopo aggiustamento per le covariate chiave, la risposta positiva a una o più domande (n=3.079; 59,1%) era associata a un rischio più elevato dell'esito cardiovascolare composito cardiovascolare (HR 1,54 [IC 95% 1,28, 1,85], p < 0,001), ospedalizzazione per insufficienza cardiaca (HR 1,74 [IC 95% 1,29, 2,35], p <0,001), infarto miocardico (HR 1,81 [IC 95% 1,23, 2,69], p = 0,003), ictus (HR 1,75 [IC 95% 1,20, 2,56], p = 0,003) e eventi avversi cardiovascolari maggiori a tre punti (MACE) (morte cardiovascolare, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale) (HR 1,49 [IC 95% 1,20, 1,85], p <0,001 ) rispetto a nessuna risposta positiva a tutte le domande. Le associazioni erano più forti se i partecipanti rispondevano positivamente a tutte e tre le domande (n=552, 11%). In conclusione, gli Autori ritengono che queste tre domande rappresentino uno strumento semplice, non invasivo e poco costoso che potrebbe potenzialmente fornire informazioni importanti nella pratica clinica. Se convalidate anche in persone con diabete di tipo 2 con un rischio cardiovascolare inferiore, potrebbero essere utilizzate nella pratica clinica per aumentare la previsione di eventi cardiovascolari in soggetti ad alto rischio.

Diabetologia. 2018. doi: 10.1007/s00125-017-4485-y
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29098323
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