Diabetologia

dic52017

Trattamento del diabete di tipo 2: la scarsa aderenza alle cure riduce l'efficacia dei farmaci

Gli studi randomizzati controllati (RCT) hanno dimostrato chiaramente che il raggiungimento e il mantenimento di un controllo glicemico ottimale previene o ritarda lo sviluppo delle patologie microvascolari e macrovascolari. Nonostante dal 2005 siano state approvate dalla Food and Drug Administration (FDA) oltre 40 nuove efficaci opzioni terapeutiche per il diabete di tipo 2, gli ultimi dati del National Health and NutritionExaminationSurvey mostrano che la percentuale di pazienti che raggiunge l'obiettivo di valori di emoglobina glicata (HbA1c) inferiori alla soglia del 7% non supera il 50% del totale, con variazioni trascurabili negli ultimi 10 anni. E i dati registrati dall'Healthcare Effectiveness Data and Information Set (HEDIS) uno strumento di misurazione qualitativo coordinato dal Comitato nazionale per l'assicurazione della qualità (NCQA) e utilizzato dai Centri servizi Medicare e Medicaid (CMS) per il monitoraggio delle prestazioni sanitare, riportano tassi ancora più allarmanti: non più del 40% degli assistiti raggiunge valori di HbA1c inferiori al 7%. «E anche in questo caso il dato non ha subito significative variazioni negli ultimi anni» afferma Steven Edelman, della University of California, San Diego, primo firmatario di un articolo pubblicato su Diabetes Care in cui analizza gli aspetti del controllo glicemico nel mondo reale. Ma perché i risultati ottenuti dal punto di vista clinico non tengono il passo con la vasta disponibilità di nuove opzioni terapeutiche? A rispondere ci prova un recente studio di coorte retrospettivo da cui emerge che nella quotidianità la riduzione di HbA1c derivata dal trattamento del diabete è molto inferiore a quella riportata dagli studi clinici randomizzati (RCT), ritenuti fino ad oggi il goal standard degli studi clinici. Le differenze tra i risultati dell'HbA 1c sono state ottenute mediante analisi di regressione multivariata che ha valutato i contributi relativi delle caratteristiche del paziente di base, terapia farmacologica e aderenza al farmaco. E la maggiore o minore aderenza alla terapia si è rivelato essere il fattore chiave alla base di questa significativa differenza. «Anche se la scarsa aderenza alle cure non è un problema nuovo, la questione non è ancora stata affrontata in modo efficace nella pratica clinica, spesso perché sottovalutata» scrive Edelman. E conclude: «Per supportare medici e pazienti nel migliorare al massimo il controllo glicemico, servono approcci innovativi che tengano in debita considerazione i dati del mondo reale, oltre ai risultati degli studi RCT».

Diabetes Care 2017. Doi: 10.2337/dc16-1974
http://care.diabetesjournals.org/content/40/11/1425
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