Diabetologia

set172018

Test di autocontrollo, i sistemi di monitoraggio glicemico continuo riducono la frequenza delle misurazioni capillari

I pazienti che usano il monitoraggio in continuo della glicemia (rtCGM) mantengono una corretta gestione del diabete anche riducendo la frequenza dell'autocontrollo glicemico. Ecco quanto conclude su Diabetes Technology & Therapeutics uno studio del quale Sarah Puhr della Dexcom Inc di San Diego, California, è prima firmataria. «L'American Diabetes Association (ADA) raccomanda i test di automonitoraggio glicemico da quattro a otto volte al giorno: prima dei pasti, dopo i pasti, prima di coricarsi, prima dell'esercizio, quando si sospettano bassi o alti livelli glicemici, dopo correzione di una iper- o ipoglicemia e prima di attività critiche, come mettersi alla guida» scrivono gli autori, precisando che i pazienti che utilizzano questi test alle frequenze raccomandate sono una minoranza. «Un passo avanti rispetto all'automonitoraggio glicemico è il monitoraggio continuo del glucosio (CGM), che ha dimostrato un'ottima efficacia sin dalla sua introduzione oltre un decennio fa» riprende la ricercatrice, spiegando che i sistemi di monitoraggio continuo in tempo reale (rt) sono composti da un sensore sottocutaneo, un trasmettitore e un ricevitore intelligente per visualizzare i dati, aggiornati ogni 5 minuti. Prima del 2016, chi utilizzava i sistemi rtCGM veniva invitato a farne uso solo in supporto all' automonitoraggio glicemico capillare, ma nel 2016 la FDA ha approvato il sistema rtCGM Dexcom G5 Mobile per uso autonomo.

«L'efficacia di rtCGM negli adulti con diabete trattato con insulina è stata valutata nel trial clinico DIAMOND di 24 settimane confrontando gli utenti rtCGM con un gruppo di controllo che utilizzava solo l'automonitoraggio. Tutti i partecipanti sono stati istruiti a utilizzare i risultati dell'automonitoraggio per le decisioni di gestione del diabete; tuttavia, la frequenza d'uso dell'automonitoraggio variava all'interno del gruppo rtCGM» spiegano gli autori, che in un'analisi post-hoc di DIAMOND hanno valutato la correlazione tra la frequenza di i automonitoraggio nel gruppo rtCGM e il controllo glicemico. «I nostri dati suggeriscono che la riduzione di frequenza dell'automonitoraggio dopo l'adozione di rtCGM non ha un impatto significativo né sulla riduzione dell'emoglobina glicata (HbA1c) né sul TIR (time in range), ossia il tempo trascorso in un intervallo ottimale compreso tra 70-180 mg/dL. «Questi risultati supportano l'uso dei dati rtCGM nell'autogestione della terapia antidiabetica, suggerendo che ulteriori riduzioni nella frequenza dei test di automonitoraggio giornalieri sono possibili nei pazienti che usano i sistemi rtCGM in sicurezza e, inoltre, i pazienti possono utilizzare i dati del monitoraggio come l'andamento delle frecce di tendenza del grafico e allarmi come supporto della gestione terapeutica » conclude Puhr.

Diabetes Technol Ther. 2018. doi: 10.1089/dia.2018.0134
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/30036082


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