Diabetologia

feb212018

Nasce la Giornata nazionale per la salute e il benessere nelle città. Ogni 2 luglio, per realtà urbane più sane

Pochi giorni fa è stata presentata al ministero della Salute la "Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città". Obiettivo: richiamare l'attenzione e stimolare l'azione dei Sindaci sulla necessità e urgenza di promuovere la salute nelle città come bene comune. La Giornata sarà celebrata il 2 luglio di ogni anno ed è promossa da Health City Institute e Cittadinanzattiva, con il patrocinio del ministero della Salute, di ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) e dell'Istituto Superiore di Sanità. L'esigenza di promuovere la salute e il benessere nelle città nasce dal costante e cospicuo aumento delle malattie croniche non trasmissibili come diabete e obesità, un fenomeno strettamente legato all'aumento della popolazione urbana e che rappresenta oggi il principale rischio per la salute della popolazione. «Per la prima volta nella storia, nel 2010, è stato osservato che più di metà della popolazione mondiale risiedeva in città e che nel 2050 la stima della popolazione urbana si attestava al 70%» afferma Andrea Lenzi, coordinatore di Health City Institute e presidente del Comitato per la biosicurezza e le biotecnologie della Presidenza del consiglio dei ministri. Riguardo al nostro Paese, continua, «notiamo che più di un italiano su 3 (il 37%) vive oggi nelle 14 città metropolitane».

Di pari passo si rileva, come accennato, una crescita delle malattie croniche non trasmissibili, aggiunge. In Italia, secondo l'ISTAT, le persone con diabete sono 3,27 milioni, di cui il 52% risiede nelle 14 Città metropolitane, tanto che tra gli addetti ai lavori si sta facendo strada il concetto di "diabete urbano" o "urban diabetes". In particolare, secondo le elaborazioni di Health City Institute su dati ISTAT relativi alle quattro città italiane più importanti, nella sola capitale si trovano oltre 286mila persone con diabete, ovvero il 50% delle persone con diabete residenti nel Lazio, a Napoli quasi 209mila, a Milano oltre 144 mila mentre Torino, con 121mila persone con diabete, occupa in termini assoluti il quarto posto nella graduatoria della città metropolitane italiane per popolazione residente colpita dalla malattia, ma è di gran lunga al primo posto tra quelle del Nord Italia in termini percentuali rispetto al numero di abitanti. «Lo sviluppo urbano» osserva Roberto Pella, Vicepresidente Anci «ha modificato profondamente lo stile di vita della popolazione e trasforma il contesto ambientale e sociale in cui viviamo, creando problemi di equità, generando tensioni sociali e introducendo minacce per la salute della popolazione». Viene da chiedersi: ma è possibile fare qualcosa? «Occorre identificare strategie di azione per rendere consapevoli governi, regioni, città e cittadini dell'importanza della promozione della salute nei contesti urbani, immaginando un nuovo modello di welfare urbano» sostiene Pella.

Non sono solo dichiarazioni d'intenti. In effetti, in tale direzione sono già state intraprese numerose iniziative di sensibilizzazione rivolte agli amministratori comunali e ai cittadini e la Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città nasce nel solco di queste azioni, tra le quali il "Manifesto della salute nelle città: bene comune", la "Roma Urban Health Declaration" siglata tra ministero della Salute e ANCI in occasione del G7 side event "Health in the Cities" organizzato a Roma l'11 Dicembre 2017 durante la Presidenza Italiana e il parere di iniziativa su "La salute nelle Città: bene comune", approvato l'11 Maggio 2017 dal Comitato delle Regioni dell'Unione Europea. «L'obiettivo di queste iniziative e dell'Health City Institute è quello di rendere le città più 'Healthy', ovvero consce dell'importanza della salute come bene collettivo e che, quindi, mettono in atto politiche chiare per tutelarla e migliorarla, in accordo con l'invito rivolto dall'Oms ai governi ad adoperarsi responsabilmente, attraverso programmi di educazione alla salute, a promuovere uno stile di vita sano e a garantire ai cittadini un alto livello di benessere» riprende Lenzi. «L'Health City Institute» spiega «è un organismo che si avvale di esperti indicati, tra gli altri, da ministero della Salute, Istituto Superiore di Sanità, Istat e Censis, e che delinea gli elementi chiave che possono guidare le città a studiare e approfondire i determinanti della salute nei propri contesti e a fare leva su di essi per definire strategie tese a migliorare gli stili di vita e il benessere psico-fisico del cittadino».

In occasione della prossima Giornata Nazionale per la salute e il benessere nelle città, il 2 luglio e nel weekend precedente, le Amministrazioni Comunali sono invitate a organizzare eventi di sensibilizzazione sulla salute nelle loro città, all'interno di una campagna nazionale che quest'anno avrà come tema "Colora di salute la tua città". Il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, si dice certa che l'istituzione di questa Giornata «rappresenti un'occasione preziosa per richiamare l'attenzione sulla necessità di migliorare la salute nei luoghi dove viviamo» Del resto, sottolinea, la transizione demografica, con il progressivo invecchiamento della popolazione e l'evoluzione epidemiologica, con l'esplosione delle patologie croniche, pongono nuove sfide per i sistemi di welfare e sanitari del nostro Paese». In questo senso, continua Lorenzin, «questi temi, che sono legati all'agenda 2030 delle Nazioni Unite, sono stati già al centro del G7 Salute che abbiamo organizzato lo scorso anno a Milano, dove per la prima volta è stato lanciato un unico messaggio forte sulla certezza che i problemi ambientali e i cambiamenti climatici incidono sulla salute dei cittadini e sul fatto che è fondamentale adottare strategie globali per uno sviluppo sostenibile. Inoltre» ha ricordato «sulla scia del G7, lo scorso dicembre il ministero della Salute ha sottoscritto con l'ANCI la 'Urban Health Rome Declaration' dove sono state identificate 15 azioni per migliorare la salute delle nostre città: dal monitoraggio dei sistemi di inquinamento alla riduzione degli inquinanti, ma anche alla trasformazione delle metropoli in veri e propri 'organismi viventi', sostenibili dal punto di vista ecologico e ambientale».
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