Diabetologia

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Le statine sono efficaci anche con bassi livelli sierici di colesterolo lipoproteico a bassa densità

Anche nei pazienti con bassi livelli sierici di colesterolo lipoproteico a bassa densità (LDL-C), le statine si dimostrano efficaci nel ridurre la mortalità per tutte le cause in persone ad alto rischio cardiovascolare. Ecco, in sintesi, i dati che emergono da un articolo appena pubblicato sull'American Journal of Cardiology, primo firmatario Tetsuro Tsujimoto, del Dipartimento di Diabete, endocrinologia e metabolismo al Centro nazionale per la salute e la medicina globale di Tokyo in Giappone. «Le raccomandazioni per la gestione del colesterolo lipoproteico a bassa densità e i criteri di terapia con statine differiscono tra le attuali linee guida» affermano gli autori, che per approfondire hanno svolto uno studio prospettico di coorte usando i dati del National Health and NutritionExaminationSurvey (NHANES) dal 1999 al 2010. Per stimare la mortalità per tutte le cause, cardiovascolari e non, i ricercatori hanno utilizzato un'analisi statistica basata sui modelli di rischio proporzionale di Cox, includendo nella valutazione età, sesso, etnia, livello di istruzione, presenza di fumo, indice di massa corporea, storia pregressa di malattie cardiovascolari e cancro, diabete, ipertensione, nonché livelli sierici di LDL-C, di colesterolo lipoproteico ad alta densità, di trigliceridi, valori stimati di velocità di filtrazione glomerulare e presenza o assenza di macroalbuminuria. Allo studio hanno preso parte 1.500 pazienti ad alto rischio cardiovascolare con livelli di LDL-C inferiori a 120 mg/dl (livello medio di LDL-C: 88,7 mg/dl). «Il 99 per cento dei soggetti ha completato il follow-up e i risultati mostrano che la mortalità per tutte le cause è significativamente minore nelle persone poste in terapia con statine rispetto ai non trattati» riprende Tsujimoto, sottolineando che il rischio di mortalità per tutte le cause nei pazienti ad alto rischio in cura con statine non differiva in modo significativo in quelli con livelli di LDL-C da 70 a 120 mg/dl rispetto a chi invece aveva valori invece inferiori a 70 mg/dl. «Sebbene la riduzione di LDL-C ottenuta impostando una terapia aggressiva a base di statine sia efficace durante eventi come la sindrome coronarica acuta, servono ulteriori studi per chiarire la strategia più appropriata per l'uso delle statine a lungo termine, considerata anche la possibile comparsa di effetti collaterali potenzialmente gravi come la rabdomiolisi» concludono i ricercatori.

Am J Cardiology 2017. Doi: 10.1016/j.amjcard.2017.08.011
http://www.ajconline.org/article/S0002-9149(17)31381-4/fulltext
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