Diabetologia

dic192017

La quantità di calcio coronarico è un indicatore prognostico a lungo termine

Da un ampio studio di coorte pubblicato su JAMA Cardiology emerge che l'aggiunta del punteggio che calcola la quantità di calcio coronarico (CAC) si associa a un miglioramento della valutazione del rischio di cardiopatia ischemica nei soggetti con sindrome metabolica e diabete mellito. «Sebbene il rischio di diabete di tipo 2 sia considerato equivalente al rischio di malattia coronarica (CHD), vi è una considerevole eterogeneità individuale in termini di stima delle probabilità future di sviluppare sia una malattia coronarica sia una malattia aterosclerotica cardiovascolare (ASCVD)» esordisce Shaista Malik dell'Università della California, Irvine, prima autrice dell'articolo. «Tra l'altro, non è noto se la valutazione basale del punteggio CAC in soggetti con sindrome metabolica o diabete sia un indicatore prognostico per malattia coronarica e ASCVD anche nel lungo periodo» scrivono i ricercatori, che per approfondire l'argomento hanno messo a confronto la prognosi a lungo termine dei casi di malattia coronarica e ASCVD incidenti usando il punteggio CAC nei pazienti con diabete, sindrome metabolica o nessuna delle due condizioni.

L'osservazione ha incluso i partecipanti al Multi-Ethnic Study of Atherosclerosis (MESA), uno studio prospettico di coorte svolto su 6.814 ambosessi di età compresa tra 45 e 84 anni senza malattia cardiovascolare nota, suddivisi in quattro gruppi etnici: bianchi caucasici (38,5%), afro-americani (27,5%), ispanici (22,1%) e cinesi (11,9%) reclutati da 6 comunità statunitensi a partire da luglio 2000 fino ad agosto 2002. Il periodo di follow-up per ciascun partecipante è stato prolungato fino al primo verificarsi di un evento incidente, al decesso o allo scoccare del 31 dicembre 2013. E dall'analisi dei dati, eseguita dal 1 giugno 2016 al 12 settembre 2017, emerge che il punteggio CAC è associato in modo indipendente alla malattia coronarica incidente nei pazienti con diabete. Inoltre, il CAC risulta un indicatore prognostico attendibile di malattia coronarica e ASCVD anche dopo un decennio o più di durata del diabete. «Questi risultati aprono la strada a studi prospettici mirati a graduare la terapia del diabete o della sindrome metabolica basandosi su misure oggettive di aterosclerosi subclinica» conclude Malik.

JAMA Cardiology 2017. doi: 10.1001/jamacardio.2017.4191
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29117273


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