Diabetologia

lug32018

Il dilemma dei farmaci innovativi non prescritti, occasione persa per ridurre la mortalità

Sono costanti gli allarmi sulla sostenibilità economica delle innovazioni in campo farmaceutico, eppure - all'interno del "Monitoraggio Aifa della spesa farmaceutica nazionale e regionale gennaio-novembre 2017"pubblicato sul sito Aifa il 30 marzo 2018 - si rileva un dato sorprendente: i fondi del ministero della Salute per i farmaci innovativi non oncologici e oncologici sono stati poco impiegati dai prescrittori, per una cifra totale non utilizzata pari a circa 350 milioni di euro. Un commento sul significato di questo avanzo di spesa è proposto da Carlo Bruno Giorda, past-president AMD (Associazione Medici Diabetologi).

Prof. Giorda, perché questo dato ha suscitato tanto clamore?
Indubbiamente è un fatto che colpisce molto, in quanto noi specialisti siamo tutti portati a pensare che non riusciamo a prescrivere i farmaci innovativi perché in qualche modo c'è un controllo troppo stretto della spesa. In realtà, questo dato dimostra come questo non sia assolutamente vero. Considerando la diabetologia, quindi restando nell'ambito dei farmaci innovativi non oncologici, vi è stato un avanzo di 270 milioni di euro. Questo sta evidentemente a indicare che il vissuto che hanno gli specialisti di non riuscire a utilizzare i farmaci innovativi, perché sottoposti a controlli troppo rigorosi, non si basa su dati reali: questa è una riprova.

Ciò può avere determinato conseguenze in termini clinici per le persone con diabete?
Indubbiamente. Bisogna considerare che, proprio alla luce degli ultimi dati che abbiamo relativi agli Sglt-2 inibitori e ai Glp-1 receptor agonists (Glp-1ra), se ci sono farmaci che riducono la mortalità totale il fatto di non averli impiegati vuol dire aver perso l'occasione di salvare vite umane. In altre parole, al giorno d'oggi abbiamo le evidenze inoppugnabili per affermare che, se avessimo usato di più quei farmaci, avremmo ridotto i decessi. Il fatto che non sia stato utilizzato il fondo per i farmaci innovativi stupisce molto perché è vero che nell'attività quotidiana ci sono forti controlli sulla spesa del personale e dei dispositivi, ma i direttori generali non sono sottoposti a stretto controllo sui farmaci innovativi. Questo proprio perché i costi sono gestiti centralmente dall'Aifa e questo fondo, non si faccia confusione, esula dal tetto della spesa sanitaria. Non dobbiamo poi dimenticare il meccanismo di controllo del 'payback', per cui se si supera una certa quota lo Stato attraverso le Regioni si rivale sulle aziende per la differenza in eccesso, facendo ridurre loro il prezzo del farmaco.

Allora quali possono essere le cause che hanno portato a questa situazione?
Indubbiamente ci devono essere ragioni di fondo indipendenti dal controllo della spesa. Un motivo può risiedere nel fatto che ci sono molti specialisti non ancora convinti dell'efficacia di questi farmaci oppure che fanno fatica a cambiare abitudini inveterate circa gli schemi di terapia e, nonostante abbiano la possibilità di prescrivere questi nuovi agenti farmacologici, non lo fanno comunque. In effetti sappiamo che, per esempio, gli Sglt-2 inibitori costituiscono solo il 3% dei farmaci prescritti per il diabete. Un'altra possibilità, che qualcuno certamente potrebbe avanzare, è che il piano terapeutico e i criteri di prescrizione sono così fastidiosi e burocratizzanti che alla fine lo specialista rinuncia. Personalmente, questa spiegazione non mi convince del tutto, però è possibile che gestire un paziente in trattamento con un Sglt-2 inibitore, il quale torna ogni 6 mesi per avere il piano terapeutico, può disincentivare alla prescrizione alcuni specialisti, specie quelli che non hanno sufficiente personale infermieristico e amministrativo.

Quali conclusioni trae?
La mia opinione è che il piano terapeutico e i criteri prescrittivi possono in qualche caso essere un deterrente, ma penso che questo dato riveli che gli specialisti non sono ancora sufficientemente convinti e formati a prescrivere questi nuovi farmaci, sprecando la possibilità di ottenere risultati clinici molto migliori. Forse sarebbe opportuno un momento di autoriflessione e discussione tra tutti i colleghi per ragionare sulle cause che hanno portato a questa situazione.


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