Diabetologia

gen102018

I comportamenti dei familiari possono influenzare l'autogestione dei pazienti con diabete di tipo 2

Mentre la maggior parte dei comportamenti familiari viene percepita con chiarezza dai pazienti con diabete di tipo 2 (DM2) come facilitatori od ostacoli all'autogestione, alcuni di questi, che non vengono vissuti né in un modo né nell'altro, vengono definiti comportamenti equivoci. Ecco quanto conclude uno studio pubblicato su Diabetic Medicine, primo autore Jeffrey Vongmany, del Centre for Improving Palliative, Aged and Chronic Care through Clinical Research and Translation (IMPACCT), alla University of Technology di Sydney, Australia. «Un'efficace autogestione è cruciale per gli adulti che vivono con il diabete di tipo 2, in quanto aiuta a mantenere il proprio benessere riducendo il rischio di complicazioni secondarie tra cui la retinopatia, le patologie cardiovascolari, l'arteriopatia periferica e l'amputazione» afferma il ricercatore, sottolineando che l'aderenza a un programma di autogestione del diabete è stata associata alla motivazione del paziente, all'auto-efficacia, alla salute mentale e a fattori ambientali come il supporto sociale e lo status socioeconomico, nonché al grado di alfabetizzazione sanitaria, ossia alla capacità di ottenere, elaborare e capire informazioni sanitarie di base e di effettuare scelte consapevoli.

«L'identificazione dei comportamenti tenuti dai familiari degli adulti con diabete di tipo 2 e del modo in cui possono influenzarne l'autogestione è un passo importante per progettare programmi di intervento centrati sulla famiglia» scrivono gli autori, spiegando che lo scopo della loro revisione sistematica era di fornire ai lettori una meta-sintesi degli studi qualitativi riguardanti i comportamenti familiari con un impatto significativo sull'autogestione in adulti con diabete di tipo 2. La revisione ha incluso 40 studi qualitativi sui 2606 selezionati dagli archivi biomedici quali EMBASE, Medline e CINAHL e pubblicati tra il 2000 e l'ottobre 2016. «La scoperta che alcuni comportamenti familiari possono essere percepiti dai pazienti come "equivoci" apre la strada a ulteriori studi di verifica. E se il concetto fosse confermato, potrebbe essere possibile riformulare tali comportamenti poco chiari facendoli diventare positivi, e trasformando potenziali barriere in fattori facilitanti l'autogestione» conclude Vongmany.

Diabetic Medicine 2017. Doi: 10.1111/dme.13547
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/29150863
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