Cardiologia

gen172011

Diabete di tipo 2 e diastolica <70 mmHg, sale il rischio

Nei pazienti con diabete di tipo 2, un valore di pressione arteriosa diastolica <70 mmHg si associa a un aumento di rischio di malattia cardiovascolare, anche quando il valore di pressione sistolica  è al di sotto della soglia raccomandata dalle linee guida. Per la prima volta, dunque, viene individuata una classe di pazienti per i quali un valore di pressione diastolica <70 mmHg dovrebbe essere evitato. Un alto rischio cardiovascolare, inoltre, si ha anche con valori pressori >/=140 mmHg. Questi dati sono frutto di una ricerca svolta da Robert J. Anderson, del Va medical center di Omaha (Nebraska), e collaboratori del gruppo di studio Vadt (Veterans affaires diabetes trial). L’analisi è stata compiuta su 1.791 pazienti con ipertensione ai quali è stato somministrato un trattamento graduale per mantenere la pressione arteriosa al di sotto del valori target 130/80 mmHg, con rilevazione dei valori pressori al basale e durante il trattamento (follow-up). Come outcome primario si è considerato il tempo trascorso dalla randomizzazione al primo episodio di infarto miocardico, ictus, scompenso cardiaco congestizio, chirurgia per malattia vascolare, malattia coronarica inoperabile, amputazione per gangrena ischemica, o morte per malattia cardiovascolare. Come atteso, un valore sistolico isolato =/>140 mmHg si è rivelato associato a un rischio significativo sia al basale sia al follow-up (rapporto di rischio, Hr: 1,508 e 1,469, rispettivamente). Il dato nuovo è costituito dall’evidenza che un livello di pressione diastolica <70 mmHg determina un aumento degli eventi cardiovascolari, sia al basale (Hr: 1,482) sia al follow-up (Hr: 1,491). La suddivisione dei pazienti in categorie in base alle combinazioni dei valori pressori ha infine indicato un alto rischio di eventi cardiovascolari con pressione sistolica =/>140 e diastolica <70 mmHg al basale (Hr: 1,785) e al follow-up (Hr: 2,042) e in quasi tutti i valori sistolici con diastolica <70 mmHg. 

Diabetes Care, 2011; 34(1):34-8


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