feb272012
Danno renale acuto nell'infarto: dal 2000 incidenza in calo
Negli Stati Uniti l'incidenza del danno renale acuto (Aki) nei pazienti ospedalizzati per infarto miocardico acuto (Ima) è diminuita significativamente tra il 2000 e il 2008, nonostante il crescente invecchiamento della popolazione e l'aumento dei fattori di rischio renale. Questo dato può riflettere sia le aumentate conoscenze cliniche sul tema, sia la migliore stratificazione del rischio, sia un maggiore ricorso alla prevenzione. È questa l'interpretazione che Amit P. Amin, del St Luke's Hospital di Kansas City, e collaboratori, offrono per spiegare i trend temporali di Aki (definito come aumento assoluto dei livelli di creatinina di almeno 0,3 mg/dL o aumento relativo di almeno il 50% durante la degenza) nei ricoverati per Ima. Tali trend sono stati rilevati tramite l'analisi di dati relativi a 33.249 ospedalizzazioni consecutive, in 56 strutture, di 31.532 pazienti non selezionati con Ima. Nel periodo preso in considerazione, l'età media dei pazienti è aumentata (da 66,5 a 68,6 anni), come pure sono cresciuti i fattori di rischio di Aki, compresi la nefropatia cronica, lo shock cardiogeno, il diabete mellito, lo scompenso cardiaco, la coronarografia, e l'intervento coronarico percutaneo. Nonostante ciò, l'incidenza dell'Aki è diminuita dal 26,6% nel 2000 al 19,7% nel 2008, con un trend di declino annuo del 4,4% confermato dopo aggiustamento per multivariabili. Non solo: anche la mortalità intraospedaliera si è ridotta nel tempo tra i soggetti che sviluppano un Aki, passando dal 19,9% del 2000 al 13,8% nel 2008.
Arch Intern Med, 2012; 172(3):246-53