lug32012
Il dabrafenib, inibitore del gene Braf mutato, già promosso riguardo a sicurezza e tollerabilità in studi di fase I e II, si è dimostrato efficace nei pazienti con melanoma metastatico in uno studio di fase III e capace di migliorare – rispetto alla dacarbazina - la sopravvivenza libera da progressione. Il target è stato il melanoma Braf V600E-mutato e, a questo proposito, un gruppo di ricercatori internazionali ha avviato una sperimentazione multicentrica, a cui ha partecipato anche l'Istituto veneto oncologico di Padova, coinvolgendo pazienti con tumore in fase avanzata (stadio IV oppure stadio III non operabile) e non ancora trattato. Dei 733 pazienti esaminati ne sono stati selezionati 250; tra questi, 187 hanno ricevuto una terapia a base di dabrafenib, somministrato per via orale in dosaggio di 150 mg due volte al giorno, mentre i rimanenti 63 sono stati trattati con iniezioni 1.000 mg/mq di dacarbazina effettuate ogni tre settimane. La sopravvivenza libera da progressione è stata mediamente di 5,1 mesi nel gruppo dabrafenib, quasi doppia rispetto ai 2,7 mesi ottenuti con la dacarbazina. I pazienti erano stati inclusi nello studio tra dicembre del 2010 e settembre 2011 e i risultati sono relativi alle analisi effettuate a dicembre 2011: il 57% dei soggetti che hanno ricevuto dabrafenib hanno continuato la terapia anche dopo quella data e gli effetti avversi (di grado almeno 2) li hanno colpiti nel 53% dei casi. Invece, nel gruppo dacarbazina, la continuazione del trattamento ha riguardato solo il 22% dei pazienti, con effetti collaterali un po’ meno frequenti, il 44%. Ma gli effetti avversi di grado 3-4 sono stati rari in entrambi i gruppi.Lancet, 2012 Jun 22. [Epub ahead of print]