Politica e Sanità

ott112014

Da Federanziani allarme per bevacizumab. Cauta l’Aifa. Dura reazione della Soi

Immediata sospensione dell'impiego di bevacizumab in campo oftalmologico. Lo ha chiesto all’Aifa la Federanziani (Federazione delle associazioni della terza età) a seguito – come si legge in una nota - di numerose chiamate al numero verde istituito da un advisory board comprendente Fimmg, Federfarma, rappresentanti del ministero della Salute e delle società scientifiche di oftalmologia, con l’obiettivo di somministrare un questionario ai pazienti affetti da maculopatia. In soli 40 giorni, riporta la nota, sono arrivate oltre 245 chiamate con il 46% di questionari compilati. Sul totale di chi ha risposto, il 17,8% ha dichiarato di aver avuto reazioni avverse: di queste gravissime emorragie (25%), perdita della vista (15%) e infine reazioni avverse non gravi quali rossore, bruciore e fastidio (fino al 60% dei casi). Secondo la Fimmg «l'indagine mette in evidenza dati importanti e allarmanti che le Istituzioni devono prendere in considerazione e approfondire rapidamente per eventuali provvedimenti a tutela dei cittadini». Aifa «rileva che le percentuali di reazioni avverse emerse dall’inchiesta di Federanziani e Fimmg, sia pure riferite a un numero modesto di casi, sarebbero, se confermate, in linea con quelle di altri Paesi di riferimento» quali Usa, Giappone, Germania e altri. L’Agenzia si riserva comunque di valutare con la massima attenzione i dati forniti ed effettuare le opportune verifiche e i necessari confronti con tutte le parti coinvolte nella rete di farmacovigilanza. Di tutt’altro tono la replica della Società oftalmologica italiana (Soi) che sottolinea di non aver mai fatto parte dell’advisory board citata avendo contestato dall’inizio l’approccio alla problematica da parte di FederAnziani. «A fronte di una terapia che riguarda 500.000 iniezioni intravitreali l’anno» osserva Matteo Piovella, presidente Soi «FederAnziani è riuscita (forse) ad avere una dichiarazione per cui lo 0,00004% dei casi che ogni anno si sottopongono a questa terapia avrebbe dichiarato di aver avuto reazioni avverse» ponendo questo dato a fondamento di una richiesta definita «assurda». Studi scientifici internazionali e indipendenti hanno accertato che bevacizumab non è pericoloso, prosegue la nota, e l’Oms lo ha inserito nella sua lista di farmaci essenziali, quale unico farmaco per la cura della maculopatia. «Pertanto viene da chiedersi su quali basi FederAnziani lancia inutili allarmismi che provocano solo confusione e agitazione nei pazienti» afferma Piovella.

A.Z.


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