giu292012
Crisi, Ilo: settore pubblico europeo in pericolo
La pressione per ridurre la spesa pubblica tende a favorire aggiustamenti quantitativi sul personale, con tagli dei posti di lavoro e dei salari. Questi cambiamenti d’altra parte non possono essere neutrali per la qualità futura dei servizi pubblici.
La pressione per ridurre la spesa pubblica tende a favorire aggiustamenti quantitativi sul personale, con tagli dei posti di lavoro e dei salari. Questi cambiamenti d’altra parte non possono essere neutrali per la qualità futura dei servizi pubblici e già provocano effetti in settori come la sanità e l'istruzione. A lanciare l’allarme l'Organizzazione internazionale del lavoro (Ilo), in un nuovo studio pubblicato a ridosso del Consiglio europeo di Bruxelles. Già ora, spiega il curatore dell’indagine, Daniel Vaughan-Whitehead, «il deterioramento dei salari e delle condizioni di lavoro nel settore pubblico, rispetto al settore privato, hanno portato all'emigrazione di alcuni lavoratori - medici, infermieri e insegnanti in particolare, con il fenomeno che il settore pubblico ha smesso di attirare i giovani laureati qualificati, finora linfa vitale». Secondo l’esperto, elementi quali uguaglianza, dialogo sociale, prospettive di occupazione, meritano maggiore attenzione: «solo a queste condizioni i servizi pubblici potranno continuare a essere una fonte importante di coesione sociale e di crescita economica in Europa». Un monito alla qualità dell’assistenza pubblica, nel campo sanitario, arriva anche dalla Corte dei Conti ed è contenuta nella relazione del procuratore generale sul rendiconto generale dello Stato, presentata a Roma. «Una visione esclusivamente contabilistica del settore» sono le parole del vice procuratore generale presso la Corte dei conti, Roberto Benedetti, che ha curato la stesura del capitolo dedicato alla sanità «rischia di entrare in rotta di collisione con le finalità proprie del sistema». Il miglioramento dei saldi di bilancio, si legge ancora, «sempre auspicabile, va finalizzato a un’elevazione dei livelli di assistenza» e a eliminare «quelle situazioni di accentuata sperequazione sul territorio». Per quanto riguarda i risultati, «secondo i dati finora raccolti ed elaborati dal Nuovo sistema informativo sanitario del ministero della Salute, l'andamento del comparto dello scorso anno presenta alcuni aspetti positivi e di miglioramento rispetto agli esercizi precedenti, frutto degli effetti delle manovre di contenimento». Confermati i dati già resi noti dalla Corte nella relazione sul fabbisogno dello Stato: l'aumento percentuale della spesa è pari all'1,4% a livello nazionale (a fronte del +1,1 del 2010, +2,8% del 2009 e del +3,2 del 2008), mentre a livello regionale si attesta su un + 1,3%.