nov252011
Uno scarso controllo glicemico nei pazienti con diabete di tipo 2 si associa a un rischio aumentato di scompenso cardiaco (Hf), ma un controllo glicemico più intenso negli stessi soggetti non riduce la comparsa di eventi correlati ad Hf. Anzi, il trattamento intensivo con tiazolidinedioni aumenta tale rischio. Questi dati, che mettono in discussione un legame diretto meccanicistico tra iperglicemia e Hf, provengono da una metanalisi di trial controllati randomizzati, realizzata da un gruppo internazionale di esperti, sotto la guida di Davide Castagno dell'università di Torino. Il team ha incluso 8 studi, per un totale di 37.229 pazienti, nei quali veniva confrontato un controllo glicemico effettuato secondo un regime standard con un approccio ipoglicemizzante più aggressivo. I follow-up variavano dai 2,3 ai 10,1 anni, e il numero complessivo di eventi correlati ad Hf è stato di 1.469 (55% nel braccio trattamento intensivo). La differenza media di livello di emoglobina glicata tra i pazienti in regime standard e quelli in trattamento più intensivo si è attestata su 0,9%. Nel complesso il rischio di eventi correlati ad Hf non è cambiata in modo significativo tra il gruppo con approccio aggressivo e quello con regime standard (odds ratio, Or: 1,20), ma gli effetti stimati si sono rivelati fortemente eterogenei. All'analisi per sottogruppi, il controllo glicemico intensivo ottenuto mediante elevato impiego di tiazolidinedioni ha significativamente incrementato il rischio di Hf (Or: 1,33). Am Heart J, 2011; 162(5):938-948.e2