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Dermatite atopica, pubblicate le nuove linee guida Aad. Ecco cosa prevedono

L'American Academy of Dermatology (AAD) ha aggiornato le proprie linee guida riguardo il trattamento della dermatite atopica (AD) pubblicate 9 anni fa. Il documento è stato pubblicato sul Journal of the American Academy of Dermatology.
L'aggiornamento valuta le prove esistenti riguardo la prescrizione di creme idratanti, inibitori topici della calcineurina, corticosteroidi e fosfodiesterasi topici e inibitori della Janus chinasi (JAK).Le linee guida raccomandano positivamente, anche se in maniera condizionata, la balneazione e l'impacco umido, ma sconsigliano l'uso di antimicrobici topici, antisettici e antistaminici.

Dal 2017, sono stati approvati due diversi farmaci biologici per l'AD da moderata a grave (dupilumab e tralokinumab. Sono stati, inoltre, approvati due nuovi agenti orali per l'AD da moderata a grave: upadacitinib e abrocitinib. Oltre a questi sono stati approvati anche nuovi farmaci topici (crisaborolo e ruxolitinib).
Gli autori hanno anche condotto una revisione sistematica delle prove riguardanti l'uso di agenti topici senza prescrizione medica come creme idratanti, pratiche di balneazione e impacchi bagnati, nonché modalità farmacologiche topiche come corticosteroidi, inibitori della calcineurina, inibitori JAK, inibitori PDE-4, antimicrobici e antistaminici. Successivamente, il gruppo di lavoro ha applicato l'approccio Grading of Recommendations, Assessment, Development, and Evaluation (GRADE) per valutare la certezza delle prove e formulare 12 raccomandazioni cliniche.

Delle 12 raccomandazioni formulate per gli adulti con AD, il gruppo di lavoro ne ha classificate 7 come "forti" sulla base delle prove esaminate, e le restanti come "condizionali". Le raccomandazioni "forti" includono l'uso di creme idratanti;l'uso ditacrolimus0,03% o 0,1%;l'uso di pimecrolimus crema all'1% per l'AD da lieve a moderato; uso di steroidi topici; uso intermittente di corticosteroidi topici di media potenza come terapia di mantenimento per ridurre le riacutizzazioni e le ricadute;l 'uso dell'inibitore topico della PDE-4 crisaborole e l'uso dell'inibitore topico della JAK ruxolitinib.
Per quanto riguarda ruxolitinib crema 1,5%, il gruppo di lavoro ha consigliato che l'area di trattamento "non deve superare il 20% della superficie corporea e devono essere applicati un massimo di 60 grammi a settimana; queste clausole mirano a ridurre l'assorbimento sistemico, poiché le avvertenze includono infezioni gravi, mortalità, tumori maligni, eventi cardiovascolari avversi maggiori e trombosi".
Le raccomandazioni condizionali includono quelle legate ai bagni e balneazione, il mantenimento e l'uso di medicazioni umide.
Il team di scienziati si è anche espresso contro l'uso di antimicrobici, antistaminici e antisettici topici.

Secondo il Dr. Robert Sidbury, che ha co-presieduto il gruppo di lavoro multidisciplinare, il tema del bagno ha generato un'accesa discussione tra i membri del gruppo di lavoro." Sebbene ogni membro del gruppo abbia opinioni forti e stili di pratica individuali, sono stati anche in grado di riconoscere le evidenze, ciò ha portato a una raccomandazione 'condizionale' riguardo alla frequenza del bagno".
Sidbury si è meravigliato del potenziale impatto dei nuovi farmaci non steroidei come il crisaborolo e il ruxolitinib anche sui pazienti più giovani. L'uso di terapie topiche per gestire l'AD nei pazienti pediatrici sarà trattato in una prossima linea guida AAD.
Nelle linee guida, il gruppo di lavoro ha osservato che rimangono lacune significative nell'attuale comprensione delle varie terapie topiche per la dermatite atopica. "Saranno necessari ulteriori studi che esaminino la qualità della vita e altri esiti importanti per il paziente, le modifiche al microbioma cutaneo, nonché il follow-up a lungo termine e l'uso in popolazioni speciali e diverse. Inoltre, l'aumento dell'uso di nuove opzioni di trattamento sistemico dell'AD (dupilumab, tralokinumab, abrocitinib, upadacitinib) in pazienti con malattia da moderata a grave può comportare un bias di selezione verso una malattia più lieve negli studi" avvertono gli autori.
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