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dic182018

Dolore cronico non oncologico, revisione della letteratura fa il punto sui farmaci

I farmaci oppiacei, quando utilizzati per lenire il dolore non oncologico, sono associati solo a lievi miglioramenti nel dolore e nel funzionamento fisico a un aumento del rischio di vomito rispetto al placebo, secondo quanto rilevato da una revisione della letteratura sull'argomento pubblicata su JAMA.

Questa osservazione potrebbe essere di grande rilevanza, dato 'eccessivo uso di oppiacei, in particolare negli Stati Uniti. «Si stima che nel 2016 negli Stati Uniti 50 milioni di adulti abbiano sofferto di dolore cronico non oncologico e che a molti di loro siano stati prescritti farmaci oppiacei nonostante l'incertezza di un beneficio clinico» spiega Jason Busse, della McMaster University a Hamilton, in Canada, primo autore dello studio.

I ricercatori hanno valutato i risultati di 96 studi clinici randomizzati con circa 26.000 partecipanti per capire se vi fossero reali vantaggi dal trattamento con oppiacei rispetto a placebo e altri farmaci antidolorifici nella popolazione presa in considerazione. Gli esiti primari erano l'intensità del dolore su una scala analogica visiva, il funzionamento fisico e l'incidenza di vomito nei partecipanti, con età media di 58 anni e rappresentati per il 61% da donne. Tra gli studi inclusi, 25 riguardavano il dolore neuropatico, 32 il dolore nocicettivo, 33 il dolore presente in assenza di danni ai tessuti e sei si riferivano a tipi misti di dolore.

Ebbene, rispetto al placebo, l'uso di oppiacei è risultato associato a dolore ridotto di 10 centimetri sulla scala analogico visiva, a un miglioramento del funzionamento fisico in un questionario SF-36 di 100 punti e a un aumento del vomito (5,9% con oppiacei rispetto al 2,3% con placebo).

«Prove di qualità da bassa a moderata hanno suggerito associazioni simili nei miglioramenti del dolore e del funzionamento fisico tra gli oppiacei e i farmaci anti-infiammatori non steroidei, gli antidepressivi triciclici e gli anticonvulsivanti. Prove di studi di alta qualità hanno invece dimostrato che l'uso di oppiacei è associato a miglioramenti statisticamente significativi, seppur piccoli, nel dolore e nel funzionamento fisico, e anche a un aumento del rischio di vomito rispetto al placebo.

«I risultati di questo studio sembrano chiarire che la maggior parte dei pazienti a cui vengono prescritti oppiacei per il trattamento del dolore cronico non oncologico non trarrà in realtà beneficio da questi farmaci» scrivono Michael Ashburn e Lee Fleisher, della University of Pennsylvania, a Philadelphia, in un editoriale di accompagnamento.

In realtà i due editorialisti pongono l'attenzione sul fatto che al medico servano solo pochi minuti per prescrivere un farmaco oppiaceo, ma molti di più per spiegare al paziente le ragioni per un eventuale rifiuto di una prescrizione di tal genere. Ricordano inoltre che può essere complicato illustrare le opzioni di trattamento alternative a quella farmacologica, come la terapia fisica, la terapia cognitivo-comportamentale, la meditazione consapevole, lo yoga e il tai-chi e anche aiutare i pazienti ad accedere a tali alternative. In realtà quando gli oppiacei non riescono a fornire sollievo dal dolore, una risposta comune dei medici può essere di aumentare la dose, piuttosto che una riconsiderazione dell'uso del farmaco.

«È tempo che i medici prescrivano correttamente gli oppiacei per evitare gli eccessi nell'uso. La terapia con oppiacei può essere sicura ed efficace se effettuata con attenzione in pazienti selezionati quando è integrato un monitoraggio continuo» concludono gli editorialisti.

JAMA. 2018. doi:10.1001/jama.2018.18472
https://dx.doi.org/10.1001/jama.2018.18472
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