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dic192017

Approccio alla prevenzione della demenza: il punto della situazione negli Usa

Una revisione "Evidence to Practice" pubblicata su JAMA Internal Medicine presenta un riassunto di due recenti rapporti riguardanti le strategie di prevenzione e trattamento della demenza e offre un commento. Il primo rapporto preso in considerazione arriva dalla National Academy of Medicine, incaricata di valutare lo stato della conoscenza per quanto riguarda prevenzione o rallentamento del declino cognitivo e della demenza, ed è basato su una revisione sistematica condotta dall'Agency for Healthcare Research and Quality. Il secondo lavoro è stato commissionato da Lancet per offrire una guida sulla prevenzione, l'intervento e la cura della demenza. In questo caso, le raccomandazioni erano basate su un comitato di esperti che ha esaminato le migliori prove disponibili su questi argomenti. «Questi due rapporti hanno fondato le loro raccomandazioni su metodi diversi per la valutazione dell'evidenza, e sono arrivati a conclusioni realmente diverse» afferma Kristine Yaffe, della University of California, San Francisco, autrice del paper.

Il rapporto della National Academy of Medicine includeva interventi per prevenire la demenza o un lieve deterioramento cognitivo basati su risultati da studi clinici randomizzati di grandi dimensioni, con almeno 250 partecipanti per braccio, e con follow-up minimo di 6 mesi. Gli autori hanno concluso che le prove disponibili di tale genere rimangono relativamente limitate, e che non ci sono interventi specifici che abbiano una consistenza sufficiente a sostenere una campagna di salute pubblica per la prevenzione della demenza. Tuttavia, sono state riconosciute delle prove incoraggianti a supporto del possibile beneficio dell'allenamento cognitivo, della gestione della pressione arteriosa in persone con ipertensione e dell'aumento dell'attività fisica. La revisione di Lancet ha incluso invece studi sia osservazionali che randomizzati senza una definizione gerarchica delle prove. Il gruppo di lavoro ha concluso che il 35% dei casi di demenza potrebbe essere prevenuto modificando nove fattori di rischio: basso livello di istruzione, perdita dell'udito alla mezza età, obesità e ipertensione, depressione in età avanzata, fumo, inattività fisica, diabete e isolamento sociale. Un aspetto importante del rapporto è il quadro concettuale in cui i rischi e le modifiche dei fattori di rischio hanno un'influenza di decenni prima dell'insorgenza della malattia clinica. Il panel di Lancet raccomanda di essere ambiziosi per quanto riguarda la prevenzione, data l'importanza di potenziali benefici della riduzione del rischio sulla salute generale e del cervello. Riduzioni relativamente piccole dell'incidenza della malattia potrebbero avere un grande impatto sulla salute pubblica.

Ma non solo, perché molte di queste strategie sono anche in grado di diminuire l'incidenza delle malattie cardiovascolari e danno vantaggi per la salute che vanno oltre una specifica patologia, oltre ad essere interventi relativamente economici e ad avere pochi effetti collaterali. «Un giorno, la gestione della demenza potrebbe essere simile a quella delle malattie cardiovascolari e di altre malattie croniche, con prevenzione e trattamento. Per raggiungere questo obiettivo, abbiamo bisogno di migliori strategie e di considerare ogni approccio come complementare» conclude Yaffe.

JAMA Int Med 2017. doi: 10.1001/jamainternmed.2017.7299 https://dx.doi.org/10.1001/jamainternmed.2017.7299
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