giu212012
La Corte costituzionale ha dichiarato manifestamente inammissibile la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4 della legge n. 194 sull'aborto, sollevata dal giudice tutelare del Tribunale di Spoleto nell'ambito di una vicenda che coinvolge una minore intenzionata a interrompere la gravidanza senza informarne i genitori. L'articolo passato al vaglio, stabilisce che per l'interruzione volontaria della gravidanza entro i primi 90 giorni, «la donna che accusi circostanze per le quali la prosecuzione della gravidanza, il parto o la maternità comporterebbero un serio pericolo per la sua salute fisica o psichica, in relazione o al suo stato di salute, o alle sue condizioni economiche, o sociali o familiari, o alle circostanze in cui è avvenuto il concepimento, o a previsioni di anomalie o malformazioni del concepito può rivolgersi a un consultorio». Il giudice tutelare aveva sollevato incidente di costituzionalità sulla base di un pronunciamento della Corte di giustizia europea, in materia di brevettabilità dell'embrione, che definisce l'embrione «soggetto da tutelarsi in maniera assoluta». Su questa base il giudice tutelare riteneva che l'articolo 4 della 194 si ponesse in conflitto con i principi generali della Costituzione e in particolare con quelli della tutela dei diritti inviolabili dell'uomo (art. 2) e del diritto fondamentale alla salute dell'individuo (art. 32 primo comma della Costituzione). Altre obiezioni erano state formulate con riferimento agli articoli 11 (cooperazione internazionale) e 117 (diritto all'assistenza sanitaria e ospedaliera) della Costituzione. La Consulta non ha accolto la tesi e il pronunciamento non è stato preceduto da udienza pubblica: i giudici si sono direttamente riuniti in Camera di Consiglio per discutere, anche perché nessuna parte si era costituita e in questo caso il regolamento della Corte prevede che si possa andare subito a pronunciamento. «Bene la decisione della Consulta» ha commentato Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Partito Democratico. «Sono dell'opinione» ha aggiunto «che uno stato laico debba avere una legge sull'aborto. La Consulta ha preso una decisione saggia basata sulla qualità e l'equilibrio della legge 194, che rispetta e protegge la salute della donna. Più che cercare di abbattere una buona legge, sarebbe meglio porre attenzione ad altri elementi: viviamo in un Paese in cui manca purtroppo un progetto nazionale organico e strutturato di educazione alla sessualità responsabile, alla salute riproduttiva e alla contraccezione nelle scuole».