set52011
Condizioni predisponenti all'aspergillosi invasiva
L'aspergillosi invasiva è una delle complicanze più gravi dei pazienti immunocompromessi; a ciò si aggiunge il fatto che la terapia antifungina va prescritta con grande attenzione, dato che è costosa e non esente da effetti collaterali
L'aspergillosi invasiva (Ia) è una grave complicanza dei pazienti immunocompromessi la cui gestione è resa ancora più difficile dal fatto che la diagnosi dell'infezione non è sempre agevole. Nell'ospedale universitario di Hannover è stato effettuato uno studio quinquennale (2003-2007) che, grazie a un metodo standardizzato di sorveglianza, ha permesso di determinare l'incidenza della patologia e verificare le condizioni extra-trapiantologiche in cui può manifestarsi.
Un innovativo screening generale su tre parametri
Tutti i pazienti ricoverati durante il periodo di studio (n=234.095) sono stati sottoposti a screening per tre parametri: coltura microbiologica (con segnalazione elettronica automatica dal laboratorio della presenza di Aspergillus); diagnosi patologica (su campioni bioptici o autoptici); trattamento antimicotico in corso, da rapporto della farmacia ospedaliera. Soltanto i soggetti positivi a uno o più di tali fattori sono stati sottoposti ad accertamenti e, se opportuno, classificati secondo i criteri internazionali Eortc.
Alla base non solo trapianti, ma anche patologie organiche
In tutto, sono risultati positivi per almeno uno dei tre indicatori 704 pazienti. Utilizzando i criteri Eortc, sono stati riconosciuti 214 casi di Ia, di cui 56 provati, 25 probabili e 133 possibili. Tra questi, si sono avuti 58 decessi (tassi di mortalità cruda e dei soli casi provati/probabili: 27% e 45%, rispettivamente). L'incidenza nosocomiale di Ia provata/probabile è stata di 1,85% per i pazienti trapiantati (principalmente nelle unità cardiochirurgiche) e di 0,97% per quelli sottoposti a trapianto di midollo. Tra i soggetti con Ia provata/probabile, 37 avevano ricevuto il trapianto di un organo solido, 8 di midollo, e 10 avevano qualche forma di cancro; tutti gli altri erano colpiti da gravi malattie organiche (a carico di polmoni, fegato, reni), con necessità di terapie lunghe e con frequenti complicanze cliniche. La Ia, comunque, è stata ritenuta di probabile origine nosocomiale nel 54% dei casi. Con il cambiamento e l'intensificazione dei regimi antimicotici nel corso del periodo di studio, inoltre, si è registrato un significativo decremento dell'infezione.
Sorveglianza da estendere dall'ematologia ad altri dipartimenti
In questo studio è stato usato un metodo di sorveglianza semplificato che ha permesso di sottoporre a screening i pazienti ricoverati in tutti i reparti, e non solo in ematologia, e di riconoscere pattern sospetti di Ia anche in altri dipartimenti. Da quanto è emerso, infatti, appare evidente che non è corretto ritenere "ad alto rischio" di Ia solo i soggetti avviati a trapianto e immunosoppressione, ma che la sorveglianza - volta a favorire il riconoscimento e il trattamento tempestivo dell'Ia - va ampliata alle unità di terapia intensiva coronarica o di respirazione assistita, così come ai reparti di malattie infettive e di medicina interna.
BMC Infect Dis. 2011 Jun 8; 11:163