giu12012
Uno studio dell’università di Ginevra mostra un’associazione tra le fratture femorale atipiche e l’uso di bisfosfonati e un aumento del rischio con la durata del trattamento. Presso l’ospedale universitario della città svizzera, 477 pazienti ultracinquantenni sono stati ricoverati tra il 1999 e il 2010 con frattura subtrocanterica o diafisaria di femore. Dopo un esame medico e radiografico, le fratture sono state classificate come classiche o atipiche: ne sono risultate 438 del primo tipo e 39 del secondo. Dei pazienti con fratture atipiche, 32 erano in terapia con bisfosfonati, così come 28 dei pazienti che presentavano fratture classiche; ma più significative sono certamente le percentuali, che si sono attestate rispettivamente all’82,1% e al 6,4%. Attraverso un’analisi di regressione multivariata, si è calcolata una riduzione del 47% nel rischio di fratture classiche tra i pazienti in terapia con bisfosfonati; mentre l’odds ratio, che stabilisce l’associazione tra le fratture femorali atipiche e il trattamento con i farmaci rispetto al non utilizzo, è risultato di 35,1 entro i due anni, 46,9 tra i due e i cinque anni, 117,1 tra i cinque anni e i nove anni e 175,7 oltre i nove anni. Inoltre si segnala un 28,2% di fratture controlaterali nei casi atipici rispetto allo 0,9% nei casi classici. Gli autori riassumono i risultati ricordando che l’incidenza delle fratture atipiche è risultata molto bassa (32 casi per milioni di persone-anno) ma facendo notare che il rischio aumenta mediamente del 10,7% ogni anno.Arch Intern Med, 2012 May. [Epub ahead of print]