giu282011
Complicanze post-Pci nei diabetici: prospettive
Tra i pazienti con infarto Stemi sottoposti a Pci, quelli diabetici hanno più frequentemente ischemie ricorrenti del miocardio e restenosi. Uno studio polacco ha verificato che queste complicanze sono legate a un'aumentata reattività piastrinica e a una maggiore attivazione del sistema infiammatorio
Tra i pazienti colpiti da infarto con sovraslivellamento del tratto St (Stemi) sottoposti a intervento coronarico percutaneo (Pci), quelli affetti da diabete di tipo 2 vanno incontro più frequentemente a ischemie ricorrenti del miocardio (Acs) e restenosi. Uno studio polacco, effettuato dal team di Wiktor Kuliczkowski, del Centro della Slesia per le malattie cardiache, ha verificato che tali complicanze sono legate a un'aumentata reattività piastrinica residua in corso di doppia terapia antiaggregante. Questi dati aprono importanti prospettive di prevenzione basate su un uso - monitorato da test di aggregabilità semplici e affidabili - sempre più mirato dei farmaci antipiastrinici.
Quattro diversi agonisti per i test di aggregabilità
Sono stati coinvolti 120 pazienti trattati con Pci primario (stent a metallo nudo) per Stemi. Al momento del ricovero tutti i partecipanti hanno ricevuto una dose di carico da 300 mg di acido acetilsalicilico (Asa) e da 600 mg di clopidogrel; in seguito, a partire dal 2° giorno di ospedalizzazione, è iniziata la somministrazione di dosi di mantenimento da 75 mg di clopidogrel e di Asa. Al momento della dimissione è stato raccolto il campione ematico per 4 test di aggregabilità, che usavano come agonisti l'acido arachidonico (Aa), l'adenosindifosfato (Adp), il collagene e il peptide agonista recettoriale della trombina (Trap). I pazienti sono stati poi seguiti per un follow-up di 6 mesi. L'endpoint primario combinato includeva Acs recidivante e restenosi.
Coinvolte vie addizionali di attivazione piastrinica
Sul totale degli arruolati, si è rilevata un'incompleta risposta all'Asa in 10 pazienti (8,3%) e al clopidogrel in 20 soggetti (16,6%). Nel corso del follow-up, una riospedalizzazione, equivalente al raggiungimento dell'endpoint primario combinato, è occorsa in 28 pazienti (23%). Tra questi, i ricercatori hanno riscontrato una reattività piastrinica significativamente più elevata ai test condotti con Aa e Trap come antigeni. Non è stata invece rilevata alcuna correlazione tra l'aggregazione indotta da Adp o da collagene dopo il ricovero, da un lato, e la comparsa dell'endpoint primario, dall'altro. Di solito si impiegano test che usano come agonista Aa per determinare la risposta all'Asa oppure Adp per valutare la risposta a clopidogrel: in questo studio, sperimentando il test con Trap, è stato dimostrato per la prima volta come esistano vie addizionali di attivazione piastrinica che possono causare eventi ischemici recidivanti. Gli autori sottolineano inoltre che nello studio si è utilizzata l'aggregometria su sangue intero a impedenza, metodo che non richiede sofisticate procedure di laboratorio e che, al contrario dell'aggregometria ottica (il metodo più comunemente usato), non richiede preliminari preparazioni del campione, possibili fonti di errori. Infine, l'ipotesi di una correlazione tra attivazione del sistema infiammatorio (valutata mediante misurazione dei livelli di hsCrp) alla dimissione post-Pci e comparsa di Acs o restenosi nei diabetici non ha trovato conferma.
Kardiol Pol. 2011; 69(6): 531-7