apr172012
I tempi del travaglio, rispetto a 50 anni fa, si sono allungati di almeno due ore in media per ogni partoriente. Per le primipare, l'attesa del momento dell'espulsione si è allungata anche di 2,6 ore; per chi è invece al secondo o terzo figlio, questo lasso di tempo è comunque almeno di 2 ore superiore. Sono alcuni dei risultati di una ricerca dei National institutes of health (Nih) statunitensi, che ha messo a confronto i dati di circa 40.000 parti avvenuti tra il 1959 e il 1966 con quelli di circa 100.000 parti avvenuti tra il 2002 e il 2008. Si sono notate altre differenze: i neonati di oggi nascono mediamente 5 giorni prima di quelli del passato, e tendono a pesare di più, come pure le madri, il cui Bmi prima della gravidanza attualmente è di 24,9 rispetto al 23 degli anni Sessanta. Inoltre, al momento della nascita, le madri contemporanee sono mediamente 4 anni più anziane rispetto al passato. «Le madri attempate tendono a impiegare più tempo a far nascere i figli rispetto alle donne più giovani» spiega S. Katherine Laughon, dell'Eunice Kennedy Shriver national institute of child health and human development (Nichd), ricercatrice principale. «Ma ciò non basta a spiegare le differenze di durata del travaglio». Le cause probabilmente sono da ricercare nelle modificate operazioni in sala parto, in particolare nell'aumentato ricorso all'anestesia peridurale: intorno al 4% in passato, ora attorno al 50%. È molto cresciuto anche il ricorso alla ossitocina per accelerare il travaglio (dal 12% degli anni Sessanta al 31% di oggi) e senza tale apporto gli attuali tempi di travaglio sarebbero probabilmente ancora superiori. In passato era più comune l'uso del'episiotomia e del forcipe, mentre oggi è 4 volte superiore il ricorso al parto cesareo. I ricercatori affermano di non poter identificare tutti i fattori responsabili della maggiore durata del travaglio, ma di poter affermare che le attuali pratiche in sala parto devono essere riviste, sottolineando inoltre che il sovrappeso e l'obesità della futura madre (oggi frequenti) sono fattori di rischio di complicanze sia per la donna che per il neonato.Am J Obstet Gynecol, 2012 Mar 12. [Epub ahead of print]